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Storie a lieto fine

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Il Nepal è una bellissima storia, una storia a lieto fine. Una storia di quelle che non ti aspetteresti possa concludersi al meglio, perché nell’articolarsi del suo racconto affronta molteplici vicissitudini negative. Il Nepal è così, il fulcro del sogno e dell’angoscia che ogni essere umano si porta dentro. Il Nepal è fatto di gente che conosce bene il sapore della paura del male, ma allo stesso tempo combatte ogni giorno perché sa che il bene trionfa sempre. Ecco, ogni nepalese è un paladino impavido che combatte per i suoi fratelli e niente potrà impedirgli di aver successo sulle forze del male che lo attaccheranno.

Queste non sono parole a caso, buttate lì, nero su bianco. Lo dimostrano l’audacia e la forza con cui il Paese Nepal si è rialzato dopo ben due crisi umanitarie nel 2015: terremoto ed embargo da parte dell’India. Il Nepal è come un grande alveare, dove le piccole api operaie si aiutano tra loro per raggiungere il bene comune. Non importa quanto forte e prolungato sia stato il momento di difficoltà, le api sopravvissute ricostruiranno il loro alveare più forte e vigoroso di un tempo, riuscendo a tirar fuori una forza e un orgoglio che si cela in ognuna di loro. Forse ci vorranno anni, ma non ci sono dubbi che il risultato è univoco.

Purtroppo però, per descrivere il Nepal non basta così poco. Bisogna andare in quel paese. Interrompere il contatto fisico e mentale con la vita frenetica che ci attanaglia ogni giorno e lasciarsi trasportare all’interno di un vortice culturale parallelo a quello che viviamo qui in Europa.

In Nepal si respira continuamente libertà, in un contesto di spiritualità ed armonia perpetua con il proprio benessere.

Non vogliamo poi scendere nel dettaglio della nostra esperienza personale. Ognuno ha la sua storia, le sue esperienze, amicizie indissolubili e memorie indimenticabili.

Ciò che invece è oggettivo e indifferente per tutti è la sensazione di pace e di ottimismo che un viaggio in Nepal ti lascia dentro.

Il viaggio è il pane dello spirito!

Alessio e Filipa

Stories with happy endings

Nepal is a wonderful story, a happy ending story. One of those that you could never expect to be ending positively, because in the tangle of its tale, it faces many negative facts. This is Nepal, the center of dreams and agony which every human being keeps inside. Nepal is made of people who know perfectly the taste of evil, although they fight every day in order to let good succeed. Here we are, every Nepalese is a brave paladin who fights for his brothers and sisters. Nothing will halt his success against the evil forces that are going to attack him.

These words are not casual. We can demonstrate this through the power and audacity that Nepal used after two humanitarian crises in 2015: earthquakes and blockade. Nepal is somehow similar to a bee-hive, where the small worker bees help each other to reach the common good. No matter how strong and prolonged is the tough moment, survivors will reconstruct their home stronger and more vigorous than once. They will do this by drawing out an invisible power and pride which reside in each of them. Perhaps it’ll take years, but the result is doubtless unequivocal.

However, unfortunately this is not enough to describe Nepal. We should all go to Nepal. Break the physical and mental contact with our frenetic life, which trap us every day. We should all let us run into a cultural vortex which is parallel to the one we live in Europe.

In Nepal you can breathe freedom, and you can do it in a context of spirituality and harmony which is a stronger companion for our well-being.

We won’t go into details on our very personal experience. Everyone get his stories, experiences, unbreakable friendships and unforgettable memories.

Yet, what is instead objective and does not differ for anyone, is the feeling of peace and optimism that traveling to Nepal donate us.

Traveling is food for the spirit!

Alessio and Filipa

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Pubblicato da su 22/04/2016 in Nepal, Uncategorized

 

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Help Nepal – by Tulime Onlus_NEPAL EARTHQUAKE RELIEF

locandina fronte   locandina retro Dopo diversi anni di cooperazione con le comunità della Tanzania, a partire dal 2009 Tulime Onlus ha avviato nuove relazioni con il Nepal, prendendo spunto dalla necessità di sostenere la “Shree Gyan Jyoti Lower secondary school”, individuata come fabbisogno prioritario dalla comunità locale del villaggio di Chhaling, nel distretto di Bhaktapur. Oggi Chhaling è stata assorbita dalla municipalità di Changunarayan, ed è rappresentata dai wards 1, 2, 3 e 4 della municipalità stessa. Il progetto di ricostruzione della scuola è stato redatto da tecnici nepalesi e condiviso con la comunità locale; sono stati organizzati meeting di villaggio e coinvolti in modo attivo partner locali. I lavori sono stati avviati nel 2012 e completati nei tempi previsti, il che ha consentito d’inaugurare la scuola nell’aprile 2013 in occasione di un viaggio in Nepal di Tulime. Ad aprile 2015 Tulime era presente con propri volontari in Nepal. Eravamo lì il 25 aprile, il giorno della prima scossa di magnitudo 7.9, e siamo rimasti accanto alle comunità locali, anche dopo la scossa del 12 maggio magnitudo 7.4, nella città di Bhaktapur e nel villaggio di Chhaling. Tulime non è un’associazione che opera in contesti di crisi ed emergenza, ma la nostra cooperazione di comunità è anche questo: rimanere e mostrare in modo reale la vicinanza. I nostri volontari incontrano giornalmente le famiglie sopravvissute al terremoto: hanno perso casa, raccolto e lavoro e vivono in tendopoli di fortuna. Dai primi giorni del terremoto, e anche dopo la scossa del 12 maggio, Tulime è rimasta in reale prossimità dei sopravvissuti: ascoltiamo le storie, le difficoltà e le paure, condividiamo il tempo del gioco e dell’impegno con bambini, adulti, rappresentanti delle comunità e delle istituzioni locali. Partecipiamo e supportiamo le situazioni più critiche; la prima necessità, in questi giorni ormai vicini all’arrivo dei monsoni, è assicurare un’adeguata copertura a chi ha perso la casa e i semi (pomodoro, melanzana, cetriolo, cavolfiore e zucchine) per la prossima stagione di semina. Proveremo a fornire almeno un “Home Kit” (coperture di lamiera di zinco) e vorremmo aiutare gli agricoltori con un ‘Vitamin Kit’ che includa semi di piante ortive. Inoltre in questi giorni finalmente sono riprese le attività scolastiche, per questo abbiamo deciso di supportare le famiglie con dei kit per i bambini della scuola Shree Gyan Jyoti (‘Learn Kit’, ‘School Kit’ and ‘Student Kit’). Abbiamo attivato sin dai primi giorni una campagna informativa e di sensibilizzazione destinata anche alla raccolta fondi per i wards 1, 2, 3 e 4 di Changunarayan (pagina Facebook: Help NEPAL – by Tulime Onlus) e sosteniamo la diffusione di un crowd-funding per la ricostruzione di un quartiere del centro storico di Bhaktapur, dove molte abitazioni sono state distrutte e 35 famiglie sono attualmente senza tetto. Infine promuoviamo la destinazione del 5×1000 verso Tulime Onlus. I nostri social network sono in continuo aggiornamento in modo da consentire a chi intende sostenerci di rimanere vicino alle comunità nepalesi, seguire e supportare le iniziative portate avanti giornalmente da Tulime in Nepal. After many years of cooperation with communities in Tanzania, since 2009 Tulime Onlus has begun new relations with Nepal, taking inspiration from the needs of supporting the ‘Shree Gyan Jyoti Lower Secondary School’, targeted as a primary need for the community of the Chhaling village, in the district of Bhaktapur. Today Chhaling is incorporated in the Changunarayan municipality and corresponds to the wards 1, 2, 3 and 4. The reconstruction project of the school was written by Nepalese technicians and shared with the local community; besides village meetings were organized to which some local partners have participated. Reconstruction began in 2012 and was completed in 2013. A group of members of Tulime Onlus joined the inauguration ceremony of the school. In April 2015 Tulime was in Nepal with its volunteers. We were there on April 25, the day of the first earthquake (7.9) and we stayed close to the local communities, even after the quake of May 12 (7.4), in the city of Bhaktapur and in the ward 1, 2, 3 and 4 of the Changunarayan municipality. Tulime is not an association which operates in crisis or emergency conditions, but our idea of community cooperation also means getting close to people and showing our support in case of real need. Our volunteers meet daily the families survived to the earthquake: they lost houses, stored food, job and live in weak tents or shelters in unstable conditions. Tulime is in real proximity with the survivors: we listen to the stories, worries, difficulties and we share our time for playing with children and planning the future with adults and community representatives. We are involved in the most critical situations and we provide support for the main needs; the first necessity, in these days preceding the monsoons, is to provide an adequate shelter to those who lost their house, and seeds (tomato, cauliflower, zucchini, cucumber and aubergines) for the incoming season. We are trying to provide at least one ‘Home Kit’ (zinc roofing sheets) to each family who is living in tents. We want to help the farmers with a so called ‘Vitamin Kit’ which includes vegetable seeds. Moreover, in the last days, school activities have restarted and we decided to support the families of students from Shree Gyan Joyti school with appropriate kits (‘Learn Kit’, ‘School Kit’ and ‘ Studen t Kit’). We started a campaign to promote a fund-raising for the wards 1, 2, 3 and 4 of Changunarayan (Facebook page: Help NEPAL – by Tulime Onlus) and for the construction of a neighborhood from the historical center of Bhaktapur , where many houses are damaged or collapsed and 35 families need a shelter for their future. Our social networks are continuously updated in order to allow our supporters to be close to the Nepalese communities, follow and promote the initiatives carried out by Tulime in the country. Associazione di Cooperanti TULIME ONLUS – Palermo – Italy Web-site: http://www.tulime.org/ Blog: noicoltiviamo.wordpress.com Fb page Tulime Onlus Fb page for Nepal: Help Nepal – by Tulime Onlus Fb group for crowd-funding for Bhaktapur community: Help Rebuild Nepal: Kaminani, Tekhacho, Ward 16, Bhaktapur Project 5 x Mille a Tulime Onlus: C.F. 97176330823 Donazioni a supporto del villaggio di Chhaling (Changunarayan municipality, wards 1, 2, 3 and 4) in Nepal: Donations to support the village of Chhaling (Changunarayan municipality, wards 1, 2, 3 and 4) in Nepal: Banca Toniolo IBAN: IT24 L089 5204 6000 00000182070 SWIFT/BIC code: ICRAITRRQG0 Paypal address: donazioni@tulime.org Donazioni a supporto della comunità di 35 famiglie di Tekhacho, Bhaktapur, Nepal: Donations to support the community of 35 families in Tekhacho, Bhaktapur, Nepal: https://life.indiegogo.com/fundraisers/1272224?fb_action_ids=10152960039271006&fb_action_types=og.shares   locandina fronte eng locandina retro - ENG

 
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Pubblicato da su 25/06/2015 in Nepal

 

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Emergenza Nepal – Attivazione Raccolta Fondi

Emergenza Nepal – Attivazione Raccolta Fondi

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Cari soci, amici e simpatizzanti di Tulime Onlus, in tanti ci avete contattato dal giorno in cui è iniziato il terremoto in Nepal. Un sabato nero, quel 25 aprile che difficilmente potremo dimenticare. Ancora oggi la terra non ha smesso di tremare e questa volta senza fare “disparità” : trema nelle città della Valle di Kathmandu come nei villaggi remoti ad  est, ad ovest, a nord della Valle.

Grazie alla presenza in Nepal dei nostri volontari Alessio e Filipa  e del nostro amico Gabriele, siamo consapevoli di quanto e come il disastro abbia coinvolto la capitale e i distretti rurali del Nepal. Soltanto nelle ultime ore gli aiuti internazionali stanno raggiungendo alcune delle aree sinora dimenticate dai media internazionali.

Nel 2009 Tulime Onlus ha intrapreso la cooperazione in Nepal con Chhaling, un villaggio nel distretto di Bhaktapur, città imperiale patrimonio dell’Unesco, seconda per numero di morti a causa del terremoto nella Valle di Kathmandu.

Nessuno di noi avrebbe potuto immaginare che un giorno le famiglie di Chhaling avrebbero dovuto affrontare un tale disastro. Chhaling per noi rimane il villaggio agricolo, povero ma pieno di sorrisi, dove proprio due anni fa, il 27 e il 28 aprile, eravamo a festeggiare l’inaugurazione della Shree Gyan Joyti Lower secondary school. Tutto  questo è stato possibile grazie al nostro impegno, ma soprattutto  al sostegno di molti di voi (http://www.tulime.org/2013/04/29/nepal-inaugurata-la-scuola-di-chhaling/).

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Siamo qui oggi a scrivervi per rispondere alle tante sollecitazioni “dal basso” che ci arrivano dalle sedi operative, dai gruppi di volontari e dai simpatizzanti di Tulime Onlus in Italia; grazie alle notizie che abbiamo dalla nostra missione appena avviata in Nepal, siamo sollecitati e supportati nella decisione di dare il via ad una raccolta fondi dedicata a sostenere le necessità della comunità di Chhaling/Bhaktapur.

Nei prossimi giorni e settimane Vi terremo informati sulle conseguenze  del terremoto sulle famiglie del nostro Villaggio e sui principali fabbisogni che man mano emergeranno dagli incontri con la comunità locale.

Vi chiediamo quindi di continuare a raccontare ad amici, parenti, conoscenti, colleghi la storia di Tulime in Nepal. Vi aiuteremo a farlo condividendo  i report dei nostri volontari in missione.

Nelle prossime ore renderemo disponibile una semplice locandina (anche in formato elettronico) che potrete diffondere tra i vostri contatti, appendere nei vostri uffici, negozi di fiducia, palestre…confidiamo nella vostra inventiva!

Ora, più che in altre occasioni, aiutateci a coltivare in Nepal.

Anche voi potete essere piccoli ricostruttori del futuro di questo splendido Paese.

Grazie davvero per il sostegno.

 

Modalità per la donazione

CC Nepal c/o Banca Toniolo IBAN IT24 L089 5204 6000 0000 0182 070

Pay pal all’indirizzo: donazioni@tulime.org

 
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Pubblicato da su 30/04/2015 in Nepal

 

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Emergenza Nepal – secondo report da Lapshishour, un piccolo villaggio nelle campagne di Ghorka

Tramite GAEA (www.gaealliance.org)

Ci scrive Gabriele (nostro ex volontario in Tanzania).

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26-04 -2015. L’ultima scossa verso mezzogiorno, subito dopo ci siamo messi in moto per andare al villaggio. Lungo la strada attraversiamo centri abitatiche sembrano fantasma, tutte le case sono chiuse, le saracinesche abbassate. Lontano dagli edifici la gente è sdraiata per strada,protetti solo da tendoni impprovvisati. La paura di rietrarenelle case è troppo forte, ormai da ieri si vive per strada. La prima scossa è stata troppo forte e il suo ricordo è ancora fresco. Lasciamo la Prihviti highway che collega Kathmandu e Pokhara e ci addentriamo nel distretto di Ghorka. Più ci inoltiramo e più sono evidenti i danni causati dal tremore. Una decina di kilometri prima della città di Ghorka, deviamo sulla sinistra e ci immettiamo su una strada sterrata, continuiamo per una buona mezzora finchè Tikaram mi dice di accostare e fermarmi propio accanto ad una stalla di cui resta solo il tetto, mezzo tetto. Parcheggiamo la moto e cominciamo a camminare. Siamo appena arrivati nel VDC (Village Development Committee) di Mirkot. Attraversiamo il fiumiciattolo che costeggia il villaggio, e poi cominciamo a salire verso delle case che si vedono in cima alla collina. Tikaram indica un piccolo bosco che costeggia il cammino e mi dice, “Eh Arjun, you see this forest? Ten years ago there was no forest”.Incuriosito gli chiedo il perchè, lui mi spiega che molta gente è andata via preferendola città, l’India o il Terai (la zona pianeggiante del Nepal). Il percorso continua a inerpicarsi su per la collina, il bosco lascia posto alle terrazze in cui il riso e il mais è stato piantato da pochi giorni. Il cammino ci porta di fronte a due case che appartengono al villaggio di Lapshishour, i suoi abitanti stanno fuori, fissano le case e hanno gli sguardi un po’ persi, c’è molto caldo a questora. Entrambi gli edifici sono evidentemente danneggiati, ma stanno ancora in piedi.I tetti in alluminio sono ancora al loro posto, gli spessi muri in pietra, legati con cemento e terra, e ricoperti da terra rossa sono evidentemente crepati. Chiedo se è possibile entrare per dare un’occhiata. Una piccola scaletta di legno porta al balconcino del primo piano, il pavimento è cosparso di pietre e calcinacci, un grosso foro alto circa un metro e largo un paio permette alla luce di entrare nelle stanze che fino ad allora erano servite come camere da letto e deposito viveri. L’edificio, che da fuori sembrava appena danneggiato, è internamente devastato, i muri interni sono collassati, dei letti si vedono appena i cuscini, i 6 quintali di riso e i 3 quintali di mais, sono sotterrati da grosse pietre, polvere e calcinacci. La situazione è simile nell’edificio adiacente. Nel secondo edificio la porta del deposito non si può neanche aprire. Il prossimo raccolto sarà tra quasi tre mesi. Bisogna cominciare a scendere a valle prima che si faccia buio. Mentre camminiamo con Tikaram discutiamo le sorti del piccolo villaggio di appena 100 anime, secondo lui questo terremoto segna la fine di questa piccola comunità agricola. Al villaggio giù a valle gli abitanti ci invitato a bere un the e ci raccontano la violenza del terremoto.

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Io ero in azienda quando la prima scossa fortissima ha fatto trasbordare l’acqua dalla gebbia accanto alla quale stavamo lavorando. Doveva essere quasi un giorno di festa, infatti stavamno dissotterrando i corni di bovini con dentro il preparato BD 500, un tesoro grandissimo per chi fa agricoltura bio dinamica. Circa un’ora dopo un’altra scossa fortissima. La gente a questo puntoera ancora più spaventata.Il nostro vicino, Gimre, che era venuto a darci una mano è sobalzato e con un salto si è allontanato il più possibile dalla gebbia aggrappandosi con forza al mio braccio. Ancora non ci eravamo bene resi conto della gravità della situazione. L’azienda è situata ad appena 40 km dall’epicentro del terremoto. Subito dopo pranzo le prime notizie sono arrivate, ho contatto unamico che stava viaggiando verso Kathmandu, mi raccontava una città mezza distrutta e nel caos. Le scosse hanno continuato più leggere durante la notte. La mattina del giorno seguente, puntuali come ogni giorno, i lavoratori sono venuti in azienda alle 5.45, il lavoro inizia alle 6. Hanno raccontantato che hanno passato la notte in bianco. Alle 10 dopo il daal baat tarkari quotidiano (lenticchie, riso e ortaggi) tutti sono rientrati a casa per occuparsi dei loro averi e delle proprie famiglie. Sistemare le cose in vista di altre scosse, portare le cucina a gas fuori, mettere al sicuro il raccolto, e preparare le tende dove passare la notte. Tikaram, il manager dell’azienda,era appena riuscito a mettersi in contatto con la madre che vive in un villaggio a una ventina di km dall’epicentro. La sua casa è inagibile. Ho Proposto a Tikaram di prendere la moto e andare a fare una visita al villaggio, era quasi mezzogiorno.

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Come il villaggio di Lapshishour ce ne sono centinaia in Nepal e nella zona interessata dal terremoto. Adesso tutta l’attenzione è rivolta verso Kathmandu e i grandi centri abitati trascurando le campagne e i suoi abitanti. La stagione delle pioggie è imminente e il tempo per la ricostruzione probabilmente non sarà sufficente. Che ne sarà di tutti i piccoli agricoltori e delle loro famiglie che vivono in zone remote e che per la loro sussistenza contano quasi interamente sui proprio raccolti e le proprie energie?

A voice from the epicenter of rural Nepal

26-04 -2015.The last strong tremor was around mid day and right after we took the motorbike to go to the village. Along the road we come across several villages. The houses are all closed and shops’ shutters drawn are down like in a ghost village. Far from the buildings people is sitting on the road with meager protection from only improvised tents. People are too afraid to go back inside the houses, still fear too high, since yesterday people living on the road or the fields next to their homes. The power of the earthquake’s first tremor is still fresh in people’s minds.  Veering off the Priviti highway, the road connecting Kathmandu and Pokhara, we enter Ghorka‘s district. The further we travel, the more the damage from the earthquake became evident. Ten kilometers before Ghorka city we take left onto a gravel road. About half an hour later Tikaram tells me to pull over and stop. We are in front of a stable of which only half a roof remains from its previous structure.  We park the motorbike and start walking; we are now in Mirkot’s VDC (Village Development Committee). We cross the little creek that runs alongside the village and then we follow the path uphill. Suddenly, Tikaram points to a little forest which borders the path and tells me “Eh Arjun, you see this forest? Ten years ago there was no forest”. Puzzled, I wonder why and he explains that a lot of people left the village since they prefer to live in the city, in India or the in the Terai (Nepal’s lowland plains). The path continues uphill and the forest gives way to a landscape of hillsideterraces, recently planted with rice and corn. At some point the path led us in front of two houses belonging to the village of Lapshishour. The inhabitants of the two houses are sitting in front them and are staring blankly at their houses; it is very hot at that time. Both houses are evidently damaged, but still standing. The metal roofs are intact but the thick stone walls, bonded with cement and soil and covered with red colored soil are cracked. I ask if it would be possible to go inside the buildings to have a look. A tiny wooden staircase brings me up to a small balcony on the first floor. The floor is full of stones, dust and plaster flakes. A big hole, one meter high and almost two meters wide, allows the light to enter the rooms which, until then, had been used as bedrooms and storage rooms. From outside the buildings were almost looking good, inside they are devastated. The inner walls had collapsed; the beds are covered in debris under which corners of the bed frame can be seen.  Six quintals of rice and three quintals of maize are entirely covered by dust and big stones. The conditions are similar in the adjacent building, just that there not even the door of the bedroom and storage room can be opened. The next harvest is going to be in almost three months. We have to return to the valley before it gets dark. While we are walking with Tikaram we discuss the fate of the little village and its 100 residents. He thinks the earthquake marks the end of this community. At the village down at the valley the people invite us to drink tea and they tell us how violent the first tremor was.

I was at the farm when the first earthquake made of tipped over the water from the tank next to which we were working. It was supposed to be ahappy day; we were harvesting cow horns with inside the BD500 preparation, a treasure for those who practice biodynamic farming. About one hour after there was a second very strong earthquake. Our neighbor Gimre, who came to help us that day, literally jumped as far as possible from the water tank and hold on my arm squeezing it strongly through the shaking. We still couldn’t realize how bad the situation was. Right after lunch we heard the first news. I contacted a friend who was travelling toward Kathmandu and he described a destroyed city in chaos.. Tremors continued throughout the night. The next morning, same as every other normal working day,the workers came punctually at 5.45, works begin at 6 o’clock. At 10 o’clock after the daily daal baat tarkari (lentils, rice and veggetables) the farm’s workers left to take care of their houses, belongings and families expecting returning earthquakes. Tikaram, the farm’s manager, was able to get in touch with his mother who lives in a village not far from the earthquake’s epicenter, about 20 km. Her house was partly destroyed. I proposed Tikaram to take the motorbike to pay a visit to his mother’s village, it was almost midday.

As Lapshishour village there are many in Nepal and in the area affected by the earthquake. Right now all the attention is turned toward Kathmandu and highly populated residential areas. Rural areas and its inhabitants are not considered much by media and those areas are remote and hard to reach. Time for reconstruction is likely to be long and the rainy season is forthcoming. What will be of small farmers and its inhabitants who live in remote areas whom for their subsistence rely almost fully on their own harvests and energies?

 
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Pubblicato da su 30/04/2015 in Nepal

 

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Emergenza Nepal – Primo report dai nostri volontari

Foto Filipa

Filipa Simões Grilo (26, Portoghese) e Alessio Scalisi (24, Italiano) sono due giovani agronomi che hanno deciso di maturare un’esperienza in Nepal di circa 5 mesi. Sono partiti verso il Nepal grazie alle opportunità dategli da Tulime Onlus e OneWorld-alc, per due posizioni diverse. Tulime Onlus è una onlus italiana che lavora in Nepal dal 2009 e che ha condiviso con  i ragazzi l’opportunità di stabilire nuovi contatti in Nepal in modo tale da sviluppare ulteriori progetti nell’ambito della cooperazione internazionale. Tulime è impegnata nella valle di Kathmandu nell’area di Bhaktapur e nello specifico nel villaggio di Chhaling. One-World-alc è un’azienda tedesco-nepalese che produce prodotti biodinamici come incensi ed erbe aromatiche commercializzati principalmente in Europa, attiva in aree agricole ad ovest della Valle di Kathmandu. I due ragazzi sono arrivati in Nepal giorno 19 Aprile ed al momento sono ospitati nelle strutture di OneWorld in due diversi luoghi del paese. Filipa è ospitata al momento presso l’azienda dove OneWorld ha le sue coltivazioni. Questa si trova nei pressi del villaggio di Satrasaya, nel distretto di Gorkha. Il villaggio è posizionata a circa 4 ore e mezza da Kathmandu, sulla strada per Pokhara. Al momento Filipa si trova insieme a un gruppo di altri ragazzi europei, fra cui anche Gabriele Sutera (26, Italiano). La casa dove si trova Filipa è considerata sicura e al momento è presente una disponibilità di cibo e acqua sufficiente a soddisfare i bisogni del gruppo, sebbene una connessione internet non sia disponibile.

Alessio invece attualmente è a Kathmandu, ospitato nella struttura dove OneWorld confeziona i suoi prodotti, nel quartiere di Jorpati. La palazzina è anche considerata sicura perché è decisamente più nuova rispetto alla media degli edifici di Kathmandu. L’acqua, l’elettricità e la connessione internet si alternano, con momenti più o meno prolungati di black-out. Alessio ad ogni modo ha raccolto e conserva del cibo e dell’acqua in caso di emergenza. La situazione a Kathmandu è critica. Molte persone vivono adesso in accampamenti nelle aree a cielo aperto della città. Anche il quartiere turistico di Thamel è adesso un deserto con pochi turisti nei paraggi e quasi tutti i negozi chiusi. L’acqua imbottigliata e i carburanti sono al momento poco disponibili a Kathmandu e le scosse di assestamento continuano ad essere rilevanti. Alcuni palazzi che sono sopravvissuti ai primi forti terremoti stanno pian piano crollando a causa proprio delle scosse di assestamento. La città è un cumulo di macerie e molte persone sono disperate per le condizioni della loro casa e della loro famiglia. Nella valle di Kathmandu molti templi e monumenti che hanno resistito per diversi secoli, sono adesso severamente danneggiati o distrutti a causa del terremoto. Gli spostamenti da e verso Kathmandu sono fortemente sconsigliati e i beni primari cominciano a scarseggiare.

Dove si trovano Alessio e Filipa: https://www.google.com/maps/d/viewer?mid=zFMkC0tgHl6g.kWiQBlLO15wc

                        17:35, 27 Aprile 2015,

Kathmandu

 
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Pubblicato da su 30/04/2015 in Nepal

 

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Questa è L’Aquila…

Non c’è solo l’Africa o il Nepal…A volte ci dedichiamo ad alcune storie di casa nostra insieme ad altre persone, altre associazioni… “Questa è L’Aquila”

Una raccolta di storie di chi sta vivendo una città distrutta dal terremoto del 6 aprile 2009. Sono passati tre anni dal terremoto del 6 aprile che ha distrutto L’Aquila. I riflettori si sono spenti sulla città, ma gli aquilani ci sono ancora. Come vivono oggi? Come cambia la vita quotidiana di una città rimasta ferma a tre anni fa? Il progetto, realizzato da Anpas e Shoot4change, è il mosaico collettivo di comunità «sparpagliate» (come dice una delle protagoniste), di persone che hanno perso «il luogo del vivere», come dice una delle protagoniste.
Crediti: di Andrea Cardoni e Andrea Ranalli con Rosamaria Sbiroli. Con le foto di Antonio Amendola, Alessandro Barteletti, Francesca Conforti, Alessandra Fratoni, Paolo Quadrini. Con l’amichevole partecipazione di Moni Ovadia.

 
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Pubblicato da su 07/04/2012 in Segnalazioni

 

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Segnalazioni: terremoto in Malawi

Poche ore fa, si è registrata una scossa di terremoto in Malawi: http://neic.usgs.gov/neis/last_event/world_malawi.html

 
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Pubblicato da su 08/12/2009 in Dalla Terra Rossa

 

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