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Karibu Sana Agnese!

Quando arrivi in aereo, l’Africa la vedi brillare. Sono i tetti fatti di lamiera che luccicano sotto il peso del sole. Una tappa a Zanzibar, l’aereo di turisti si svuota quasi completamente, rimaniamo in undici. Il personale di bordo mi chiede più volte se fossi sicura di dover scendere a Dar. Altra partenza ed altro rapido atterraggio.

Novetha e Fra Paolo mi aspettano già all’aeroporto con un cartello che porta il mio nome.

In un attimo sono nel posto dove ho sempre sognato di essere, su una jeep gialla di sabbia rossa che ho sempre sognato di avere. Da perfetta occidentale mi sento come Nicole Kidman in Australia, con il mio giacchetto vere militare ed il braccio fuori dal finestrino per un viaggio di dieci ore che ci porterà a Pomerini.

Quando arriviamo è notte fonda ma Stefania, Ornella e Simona mi aspettano sveglia con un cartellone di benvenuto. Gli arrivi di notte sono sempre i peggiori, tutto risulta esageratamente nuovo e distorto. Così è anche stavolta. Ornella mi fa fare un rapido giro della casa quasi al buio: il bagno, la doccia, i lavabi. Non mi lavo i denti e non faccio pipì, un po’ per paura di sbagliare qualcosa, un po’ per paura e basta. Chiudo la porta di quella che sarebbe stata la mia camera per i successivi sei mesi e sorprendentemente non piango. Non era poi così tragico.

Di giorno tutto si presenta sotto un’altra luce, riesco anche a fare quella pipì che non avevo fatto la sera prima. Anche la stanza ed il salone hanno assunto una bella luce accogliente che mi ristora.

La tranquillità regna sovrana, qualche pollo scorrazza in cortile mentre Mama Novetha lavora a piedi nudi la creta. Finalmente splende il sole. La pioggia, si sa, ha il potere di ingrigire l’animo come il paesaggio in qualsiasi parte del mondo. Certe cose non cambiano, e questa è una di quelle.

L’ambiente, però, è surreale, di quelli che se non li vedi non li puoi spiegare a parole.

Io sono Agnese, ho 22 anni, una laurea in Scienze della Comunicazione e un passaporto nuovo di zecca. Vengo dalla Sicilia ma ho trascorso a Milano gli ultimi tre anni. La mia passione è da sempre esplorare, luoghi, culture, persone. Forse è per questo che ho studiato giornalismo. La curiosità mi ha sempre guidato ed è la stessa compagna che mi ha condotto qui.

Nei giorni precedenti la partenza rifiutavo di documentarmi sul posto. Niente foto o informazioni sul cibo. Volevo che tutto conservasse quell’aura selvaggia che l’idea di questa esperienza aveva assunto nella mia testa, e che solo una volta arrivata si rivelasse con effetto sorpresa.

Ed eccomi in Africa per il mio primo viaggio intercontinentale. La terra intorno è rossa di ferro e si alterna a distese di campi di pannocchie non ancora mature. Cosa mi aspetta non lo so, la candidatura allo SVE era avvenuta senza neanche pensarci due volte.

Qui il ritmo è lento e ondulatorio, faccio fatica ad abituarmi. Il tempo libero mi riporta rapidamente a casa, a ciò che ho lasciato senza pensare per un periodo un po’ più lungo del solito. Non nascondo che nelle prime notti trascorse qui a Pomerini mi chiedevo se fosse stata la scelta giusta. Ma poi torno in me ed al mio essere “in omnia paratus”. Ora lo so. Non è un viaggio come gli altri, quanto più un’esperienza che non vedo l’ora di intraprendere. C’è il mio contributo da offrire alla comunità locale, ed io non vedo l’ora di agire.

Agnese

 

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Tulime Sede Puglia: accreditati per lo SVE

Una bellissima notizia arriva oggi agli uffici di Tulime. Vogliamo comunicarvela direttamente con le parole di Annamaria, dalla Sede di Tulime Puglia.

Cari amici di Tulime Onlus,

in data 30 settembre 2016, si è riunito il comitato di valutazione (ANG ) per le richieste di accreditamento SVE e siamo contenti di condividere con voi la notizia di accreditamento della nostra sede pugliese, per una durata di tre anni, come organizzazione di accoglienza per un n° di 2 volontari.
Grazie alla collaborazione di Giulia e Marilena, con  i loro consigli e la loro esperienza, abbiamo presentato  la richiesta di accreditamento nel mese di  Aprile 2016  e ci siamo iscritti al portale ECAS.
Per noi è stato grande traguardo: è stimolante poter continuare a collaborare con tutta Tulime e soprattutto perché il nostro territorio sarà beneficiario di questa iniziativa, oltre ai volontari che ospiteremo.
Quindi adesso passeremo alla fase tre: il progetto, la tematica e le attività……..
Un abbraccio a tutti voi e speriamo di rincontrarci al prossimo meeting!
Antonio, Anna Maria, Chiara Hawa e tutto lo staff tulime Puglia
 

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La scuola d’italiano al Centro Astalli e Tulime

Nell’ambito del progetto di servizio volontario Europeo, promosso da Tulime Onlus e dal titolo WAAM- We are all migrants, abbiamo proposto ai nostri volontari di riflettere sul tema delle migrazioni e dell’accoglienza. I volontari stanno sperimentando la visita ai „luoghi dell’accoglienza” e, nello specifico, prestando i loro talenti agli utenti del Centro Astalli di Palermo.

Lilli, volontaria ungherese, ha studiato italiano per tanti anni nel suo paese e ha avuto già esperienza in Ungheria di insegnamento di italiano ad utenti stranieri del centro. Lasciamo la parola a Lilli che attraverso le sue parole ci descrive l’esperienza in termini sia pratici che umani.

Il centro di accoglienza per immigrati a Palermo, il Centro Astalli offre tanti servizi per loro che hanno bisogno. Colazione, doccia, dottore, avvocato, psicologo, sportello di lavoro, bazar (per i vestiti) e diversi corsi: corso di guida, corso d’informatica, doposcuola e la scuola d’italiano.

Quando immigrati la prima volta vengono al centro devono iscriversi per avere la tessera. Senza questa in teoria non possono usare i diversi servizi. Noi volontari dobbiamo compilare un modulo con i loro dati basilari e con una foto dopodiché vanno a fare l’ascolto. Raccontano il loro viaggio fino ad Italia, la loro storia, provenienza, se hanno lavoro e se parlano d’italiano. E poi, se voglio. Anche se non conoscono neanche una parola.

Corsi di diversi livelli ci sono: dall’alfabetizazione all’A1-A2. Più facile è la situazione nelle classi di A1-A2, però aiuta sempre quando gli studenti vengono da paesi dove parlano inglese o francese (io parlo solo inglese quindi in caso posso spiegare una cosa, una parola in inglese, ma il francese aiuta perché sono troppo simili con l’italiano visto che sono tutte e due lingue latine).

La sfida è grande. Sopratutto nella classe dell’alfabetizzazione: troppi livelli diversi, è più facile con la conoscenza di un’altra lingua – però abbiamo studenti che proprio non sanno scrivere, non conoscono le lettere. È difficile organizzare la lezione essendo attenti ai diversi livelli, sistemare i compiti e nel frattempo aiutare le persone analfabete.

Un dono però è che tutti loro sono entusiasti: vogliono seriamente imparare l’italiano. È un entusiasmo che nelle altre classi vedo molto più raro. Loro vogliono vivere veramente più felici, conoscere la lingua e la cultura del paese e trovare lavoro prima di tutto. Quindi frequentano quasi ogni giorno la scuola.

Vedere quanto sono felici e carini, ma soprattutto bravi e volenterosi: è un regalo per me!

La scuola, come sembra a me, è una storia di successo.

Lilli

 

 
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Pubblicato da su 02/10/2016 in Diario SVE, Uncategorized

 

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Migrazioni, sbarchi, accoglienza e riflessioni

Quest’anno i volontari in Servizio volontario Europeo ospiti di Tulime Onlus stanno svolgendo le loro attività focalizzate sul tema delle migrazioni. I volontari hanno inoltre la possibilità di avanzare forme di collaborazione occasionale presso alcune strutture che si occupano dell’accoglienza anche in situazioni di emergenza. In particolare, i ragazzi coinvolti nel progetto WAAM – We are all migrants – svolgono giornate presso il Centro Astalli di Palermo e, in maniera prettamente occasionale, svolgono, a fianco della Caritas di Palermo, servizio di supporto alle operazioni di sbarco aiutando nella distribuzione di beni di prima necessità.

Tulime ringrazia i volontari, che sono un collante perfetto tra le attività dell’associazione e il mondo esterno attraverso il quale princii associativi e il loro servizio diventano azione pratica.

Di seguito un pezzo che la volontaria Lilli, ungherese, ha voluto offrirci, sulla sua esperienza dello sbarco. La ringraziamo e.. le facciamo tanti complimenti per l’italiano quasi impeccabile! Riportiamo fedelmente le sue parole.

Piangevo perchè non avevo le scarpe, poi vidi un uomo senza i piedi.

Ormai tre volte sono stata al porto. È la cosa più commovente e più esaltante che abbia fatto negli ultimi mesi. Siamo là ad aiutare quando arrivano le navi con le persone che fuggono dalla loro casa e che trovano nei gommoni sul mare… Sì, quello che vediamo proprio nella tv.

La prima volta è stata scioccante. La nave stava già ormeggiando così che le persone a bordo potessero scendere. Mille persone c’erano, 95% di colore nero, dall’Africa nera. Non dalla parte nord, da molto più a sud, chissà da quanto tempo erano per strada….  Erano là, in piedi, „compatti” in un vestito bianco, come astronauti in una scatola di sardine. Mille facce guardavano verso di noi, stanchi morti ma forse con sollievo. Un’immagine assurda che non dovrebbe essere realtà. Sul mare aperto il sole è sicuramente insopportabile. Quando la nave finalmente si è fermata, hanno fatto scendere prima le donne e i bambini.

Questo è stato il secondo, più grande shock. Donne completamente stanche che quasi non riuscivano a camminare, vicino a crollare. La maggior parte di loro incinta. E sapevamo, tutti sapevano che erano incinte perché sono state violentate durante il viaggio. Qualsiasi persona che aveva più potere di loro. Cioè qualsiasi persona perché una donna, soprattutto nella loro cultura, durante un viaggio del genere, è milioni di volte più esposta agli uomini – praticamente possono fare quello che vogliono con le donne. E non riesco a capire come può essere così tanta sofferenza nel mondo – certo, questo ora sembra così banale, romantico ma semplicemente avevo questi pensieri nella mente vedendo la scena.

Perché quello che vediamo nella tv, sentiamo alla radio, leggiamo nel giornale e su internet, l’ho sperimentato sulla mia pelle, faccia a faccia. Ho visto quello che prima avevo visto solo su uno schermo e potevo tenermi lontana, perché i film di azione ci hanno già abituato a questa vista. Stavolta era diversa: non c’era uno schermo tra di noi. Ho cominciato a piangere più volte, era così difficile capire, concepire. Ma alla fine, veramente, non ho pianto, l’ho represso. Devo piangere io mentre loro, queste donne cos’hanno vissuto?

Mi sono vergognata, penso, di piangere anche se era difficilissimo non far uscire le lacrime soffocanti, mi facevano così male alla gola. Continuamente. Non riuscivo, come donna, non sentire il loro dolore. E quanti ragazzini minorenni senza adulti…!

Ero così, per un poco, poi hanno cominciato a far scendere gli uomini. Non è colpa mia, sono una donna, e questo era più sopportabile. Loro sono più forti fisicamente quindi tollereranno le prove meglio – fisicamente…

Prima di loro però scendevano i malati. Abbiamo ascoltato una piccola presentazione di questo un po’ di tempo fa: la Croce Rossa che sale sulle barche e esaminano subito le persone, gli danno un „braccialetto” in base al loro stato, se sono malati o no. Se hanno la scabbia o altro, se sono incinte, se hanno famiglia (loro non vengono mai separati), poi a Palermo fanno scendere le persone secondo questi criteri.

Come ho saputo, ormai non funziona così come alcuni anni fa che sono i trafficanti che guidano le barche. No, adesso anche loro sono immigranti che vogliono venire in Europa, vengono scelti dalla massa e costretti ad imparare velocemente a guidare. E poi tutte le persone vengono affidate al mare. E a Dio. Tutto questo è illegale. Assoggettamento e vulnerabilità assoluta. E io ora sto scrivendo queste parole anche se non ho del tutto idea del loro vero significato… Però com’è organizzata la loro accoglienza qua in Italia, dal punto di vista della società civile e anche delle autorità… è meravigliosa. Possiamo solo rispettare tutti, mettendo da parte tutti gli altri errori della mentalità italiana, del sistema politico e burocratico dell’Italia. Certo, qua questa cosa è un’esperienza di più di dieci anni, non uno come nel mio paese dove per colpa del governo e della comunicazione ufficiale tutti hanno pregiudizi e paura dello sconosciuto. Dello sconosciuto che non è affatto pericoloso. E così nasce l’odio…

Strano che noi, tutti gli esseri viventi della Terra quanto velocemente ci adattiamo ad una nuova situazione, condizione, ad una vista nuova come se il pericolo e l’orrore fosse normale. Ma probabilmente è (pure) questo che aiuta a sopravvivere alle cose terrificanti di ogni giorno che ci creiamo noi.

Appena queste persone scendono dalla nave tocca a noi, alla Caritas di Palermo e ai volontari. Prima gli diamo delle ciabatte (perché arrivano senza scarpe: anche se non sanno neanche nuotare le scarpe li farebbero affondare più velocemente, e per giunta sono tanto peso in più. Quindi sono quasi tutti scalzi.) Dopodiché gli diamo uno zainetto in cui trovano vestiti nuovi (ci sono 3 taglie, più per i bambini – dobbiamo capire noi più o meno le misure e in base a questo prendono il pacco). Alla fine  gli diamo da mangiare, panino, frutta e acqua, magari qualche biscotto in un sacchetto. Qua finisce la sezione dove aiutiamo noi.

Si mettono in fila dove altri volontari che parlano in inglese, francese, arabo ecc. (perché bisogna poter comunicare con loro), gli chiedono come stanno perché in base a questo continuano la loro strada nelle diverse tende: al pronto soccorso, separati uomini e donne, i malati contaggiosi. Qua medici veri li curano bene e subito. Dopo questo sono i poliziotti che li interrogano (non dura tantissimo), così prendono un documento provvisorio con foto che sono qua, legalmente. Da qua partono poi gli autobus e li portano nei campi di accoglienza. Sono già in sicurezza. Almeno in una sicurezza più grande che mai prima nella loro vita. O al minimo durante il viaggio.

Probabilmente suona ridicolo ma è una buona sensazione aiutare, almeno con questo. Almeno è questo che posso fare. Fare il volontario così è fantastico. Come ho detto: è la cosa più commovente e più esaltante che abbia fatto.

 

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Dalla Turchia, due volontarie SVE ospiti di Tulime Onlus

Continua l’impegno di Tulime Onlus nell’ambito dei progetti di Servizio Volontario Europeo all’interno del nuovo Programma Erasmus Plus. L’associazione da tempo intrattiene un rapporto di collaborazione con l’organizzazione turca Çanakkale, associazione che ha da sempre dimostrato disponibilità, collaborazione ed una forte esperienza nella gestione di volontari Sve e nell’organizzazione di scambi giovanili. Benazir e Merve, di 26 e 25 anni, sono le due volontarie che saranno ospiti presso Tulime Onlus per un periodo di sei mesi.

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Le due ragazze parteciperanno alle attività dell’associazione, all’organizzazione di eventi di fundraising e promozione a sostegno dei progetti di Tulime in Tanzania, Nepal e Uganda. Esse continueranno l’impegno dei volontari precedenti, collaborando con altre realtà associative e giovanili che, nel contesto palermitano, sono impegnate nel sostegno a soggetti vulnerabili affetti da problemi di salute mentale, nella promozione del turismo consapevole a Palermo e dintorni, alla promozione culturale e al dialogo interculturale.
Siamo sicuri che l’opportunità che l’associazione turca sta offrendo, insieme a Tulime Onlus, a Benazir e Merve, possa contribuire alla crescita personale delle volontarie, al rafforzamento dei rapporti di collaborazione tra le due associazioni, al benessere delle comunità con le quali le due ragazze entreranno a contatto sia direttamente (la comunità palermitana) che indirettamente (le comuità del sudel mondo con le quali Tulime crescesempre più), sempre attraverso la mission e i valori propri di Tulime quali una nuova Cooperazione di Comunità, i valori del rispetto, della solidarietà, di una vera collaborazione che metta al centro gli uomini e le donne senza i quali questa collaborazione non potrebbe esistere.

Vi lasciamo con la testimonianza fornitaci dalla Tutor turca di Benazir e Merve:

Greetings from Turkey,

We are Canakkale KOZA Genclik Dernegi, NGO from Canakkale Turkey. We are actively working in a field of Erasmus plus programme. This work will not be so good if we wouldn’t have a reliable, punctual and good partner as Tulime. We are really thankful for the good collaboration and cooperation and looking forward to working together in the new projects. 
In the EVS project “Canakkale 2015”, we sent 2 young EVS volunteers Benazir and Merve in Italy. We wish them a good project and fun there. We are glad that together with Erasmus plus program, we can offer a great opportunity for the youngsters. 
So good luck 🙂 

Project Coordinator
Slavica Uzan

Auguriamo ai nuovi volontari in arrivo possano godere pienamente di questa esperienza in tutti i suoi aspetti, da quelli più strrettamente legati alle attività di volontariatio fino alle dinamiche di tutti i giorni che siamo sicuri riescano a sviluppare nei giovani volontari dei valori sempre più solidi e legati al vero senso della convivenza e del rispetto dell’altro.

Il Tutor dei volontari in Servizio Volontario Europeo
Giulia Raciti

 
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Pubblicato da su 11/05/2015 in Diario SVE

 

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