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Perché non ci capiamo? Un brano della serata di Cinefilosofia di ieri

Perché non ci capiamo? Questo era il tema della seconda serata di Cinefilosofia, tra un brano e l’altro di “Oltre il giardino”, tra una riflessione e una spiegazione sulla filosofia del linguaggio, Vincenzo Lima ha letto questo brano…

Alla lettera (da Semplicità insormontabili, di Roberto Casati e Achille Varzì)
Commesso: Buongiorno signore, desidera?
Lui: Buongiorno. Passavo qui fuori e ho accolto la vostra richiesta
Commesso: quale richiesta?
Lui: Quella di entrare in questo ingresso.
Commesso: Prego?
Lui: Il cartello dice «Entrare dal numero 15 di via Maccani». Questo è il numero 15 di via Maccani, no?
Commesso: Si, certo, scusi, non avevo capito. Stiamo facendo dei avori e purtroppo il negozio è momentaneamente inaccessibile all’entrata in via Tamigi. Dunque, in che cosa posso servila?
Lui: Non lo so, sono io che chiedo a lei il motivo del vostro del vostro invito a entrare da questa porta.
Commesso: Come le dicevo, l’ingresso di via Tamigi è chiuso per lavori..
Lui: E dagli! Questo l’ho capito benissimo. Quello che non ho capito è perché chiedete a ogni passante di entrare qui. Avrei anche una certa fretta e le sarei grato se potesse venire al dunque.
Commesso (sospettoso ma sempre cortese): Guardi che noi non chiediamo niente a nessuno. Il cartello si rivolge a coloro che desiderano farci visita. Se lei non desidera entrare non è tenuto a farlo, ci mancherebbe altro.
Lui: Se il cartello si rivolge soltanto a certe persone, perché non lo dite chiaramente? Uno legge, che so io, «I signori che desiderano entrare nella Premiata Rivendita Castoldi sono pregati di entrare al numero 15 di via Maccani», e si regola. Io, per esempio, non desideravo entrare in questa rivendita (non sapevo nemmeno che esistesse), e leggendo un avviso del genere mi sarei sentito esonerato dall’entrare. Ma il vostro cartello dice testualmente «Entrare dal numero 15 di via Maccani». È un imperativo, e leggendolo mi sono sentito chiamato in causa al pari di chiunque altri lo avesse letto…

Il dialogo tra il commesso e “lui” continua ed è gustosissimo (e per questo vi consigliamo di leggere il libro e di seguire i consigli di Vincenzo Lima e i suoi incontri di Cinefilosofia). Tutto questo (e altre innumerevoli suggestioni) per arrivare (o partire da) all’assunto della serata: capirsi è un’impresa difficilissima. «La vita è uno stato mentale»: è la scena finale di “Oltre il giardino”.

L’appuntamento è per il prossimo venerdì, 2 marzo, con: “Spinoza: siamo davvero liberi?” e la proiezione dei brani di “The family man”.

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Pubblicato da su 25/02/2012 in Tulimiamo

 

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