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“Mahusiano yanaanza na wewe”: riflessioni e libertà su disabilità e albinismo

“Mahusiano yanaanza na wewe”: riflessioni e libertà su disabilità e albinismo

Gioco disabilità sensoriale. Kitowo Primary School

Gioco disabilità sensoriale. Kitowo Primary School

I giorni che vanno dal ritorno dalle vacanze fino alla fine del mese di gennaio sono stati, per i tre volontari Sve (me compresa) inseriti nel progetto “No more discriminations against albino people”, gli ultimi giorni di permanenza al villaggio di Pomerini, prima del trasferimento ad Ilula.

I dati che abbiamo raccolto tramite la somministrazione dei questionari presso la Secondary School di Pomerini, ci hanno fornito del materiale indispensabile al fine di strutturare una campagna di informazione e sensibilizzazione che possa effettivamente toccare tutti quegli argomenti poco chiari, tutte quelle “past ideas” and “current discourses” che sono venuti fuori dall’analisi delle risposte degli studenti intervistati.

Parlare di disabilità in Tanzania, di albinismo, di genetica, capire come comunicare, evitando un atteggiamento di superiorità: come “adattare” noi stessi al contesto? Come adattare i nostri modi di comunicare (significati, parole, gesti, modalità) a coloro che ci ascoltano?

Innanzitutto, mai si potrebbe comunicare qualcosa se in prima persona non hai già maturato delle idee sull’argomento da trattare. E’ quello che abbiamo cercato di fare, cercando quante più informazioni e spiegazioni possibili, consultando notizie di cronaca, articoli di stampo legislativo, scientifico ed antropologico. Dopo avere organizzato le nostre idee, è arrivato il momento di capire che filo logico adottare nell’affrontare i vari argomenti: iniziare dalle definizioni, per arrivare alle cause, ai problemi, alla contestualizzazione del problema in Tanzania, fino ad arrivare ai modi in cui si può aiutare, ovvero, la personale presa di reponsabilità.

Questa è la struttura che io e i miei due “compagni di campagna” abbiamo deciso di adottare: quali sono le cause della disabilità e dell’albinismo? Quali sono le cause e le consequenze della disabilità e dell’albinismo? Quali sono i campi in cui i disabili e gli albini vengono discriminati? Come la comunità, i servizi alla persona, la famiglia, la scuola, la legge, possono tutelare i diritti delle persone affette da disabilità e da albinismo? E noi, in prima persona, cosa possiamo fare?

Abbiamo deciso di dare il seguente titolo alla campagna “Mahusiano yanaanza na wewe”, “L’integrazione inizia con te”: è questa l’idea centrale che abbiamo voluto comunicare, l’idea cioè che l’inclusione sia, innanzitutto, una responsabilità, uno sforzo personale. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti di coloro che stanno a noi più vicini o che si trovao dall’altra parte del globo. Forse molti non condividono questa idea di aiuto e solidarietà “a distanza”, nel momento in cui si pensa che ciò che affligge un popolo lontano non ci riguarda in prima persona. Ma questa è la mia idea, e credo nell’assoluta autonomia di pensiero di ognuno, che è anche la base della sua libertà. E’ proprio un senso di libertà quello che abbiamo cercato di comunicare a questi ragazzi/e, bambini/e. L’obiettivo è stato quello non solo di comunicare delle informazioni che potrebbero essere dimenticate dopo qualche giorno se non dopo qualche ora. Il vero obiettivo è stato quello di responsabilizzare e di rafforzare la fiducia personale di decisione e di azione. Sono convinta che la campagna possa avere dato effettivamente un  contributo in questo senso: non è da noi, qui per soltanto qualche mese, che deve iniziare il cambiamento. Dobbiamo dar fiducia a questi ragazzi che con una zappa in mano per l’ora di “kilimo”, “agricoltura”, percorrono ogni giorno la strada corta o, nella maggior parte dei casi, lunga chilometri, che separa la loro casa dalla scuola. Io do fiducia anche a Doto e Princess, che ogni mattina percorrono lunghe distanze , mano nella mano: sono due orfani, sempre pronti a sorriderti. Ogni mattina, guardando quei passi corti, mi sono chiesta quanto impiegassero per andare al “chekachewa”, ovvero, l’ “asilo”.

“Ushirikiano yanaanza na wewe” significa, anche se non letteralmente, “tu sei l’attore del cambiamento”. Abbiamo ritenuto sempre importante sottolineare quanto il sapere ci indichi una strada per stare consapevolmente al mondo e in relazione gli altri: questo non significa che un uomo o una donna senza istruzione non sappiano stare al mondo..non si intende questo. Ma siamo certi che, riguardo certi argomenti, siano stati l’ignoranza e le false informazioni a creare falsi miti, credenze. Noi abbiamo presentato la campagna come possibilità di ascoltare, di chiarire dubbi, di sentire “un’altra voce”e tanti, con nostro grande piacere e stupore, sono stati i dubbi e le domande che ci sono state poste; la possibilità, insomma, di sapere, di farsi un’idea e poi, con la massima libertà nei tempi, nelle modalità e nelle conclusioni, prendere delle decisioni.

Proprio per l’amore e la fiducia che nutro nei confronti dell’umanità, credo che l’accesso al sapere sia una vera e propria opera di giustizia. Convinzioni, miti, hanno approfittato dell’ignoranza per farsi strada: disabili ed albini non sono in grado di lavorare, di studiare, di partecipare alla vita pubblica e alla vita comunitaria; gli albini sono una punizione divina per il comportamento errato di madre e/o famiglia; l’albinismo è mancanza di vitamine, di ferro nel sangue; gli albini sono “wazungu”, Europei, ma non Africani; albini si diventa per l’uso di cosmetici, per gli agenti atmosferici; se tocchi un albino, anche tu diventerai come lui; gli albini non muoiono, ma si dissolvono sotto la pioggia; sono creature sovrannaturali; con i loro corpi i witch doctors possono creare pozioni in grado di guarire, portare fortuna; sono creature con poteri magici…

Sarebbe bello che tutto questo fosse una barzelletta, che ci si possa ridere sopra. Molte volte è successo di vedere dei tanzaniani adulti scoppiare dal ridere a sentire tali idiozie. Eppure in Tanzania, e nel resto dell’Africa, albini hanno perso la vita proprio a causa di queste “idee incredibili”. Dal 2007 circa cinquanta albini hanno perso la vita in Tanzania. Al 2010 risalgono dati di uccisioni, nelle regioni di Mwanza, Shinyanga e Mara. In particolare, Mwnza è una regione principalmente rurale, con un tasso molto basso di alfabetizzazione, dove sono circa 3.000 i witch doctors  ufficialmente registrati.

Le idee sono armi aguzze, riescono a sopravvivere per anni, a rinforzarsi, ad essere trasmesse per generazioni. Bene, se proprio questo è il percorso che le idee e le convinzioni seguono, è bene seguire lo stesso metodo, ovvero trovare altre idee e convinzioni che possano avere la stessa forza, uguale ma contraria.

Personalmente parlando, la regola sempre presente durante la campagna, ovvero quella del non “insegnare” ma di “spingere alla riflessione sulla informazioni fornite” è stata sempre messa in primo piano. A questa umiltà necessaria ha contribuito la consapevolezza che, prima di venire in Tanzania, a parte aver letto alcune notizie sull’albinismo e sui progetti di cooperazione a loro favore, nè io, nè Andrea, nè Ana avevamo delle conoscenze scientifiche e profonde riguardo l’argomento albini e, similmente, sulla questione della disabilità. Anche per noi, non solo per gli studenti, è stato un momento di scoperta e di formazione di idee, un inizio di una personale riflessione. Questo ci ha aiutati a creare una campagna che potesse comunicare in modo semplice, per far comprendere come noi stessi avevamo compreso nei nostri giorni di ricerca e studio dei materiali.

La campagna ha interessato due scuole secondarie, dei villaggi di Pomerini e Ukumbi, e cinque primarie, dei villaggi di Pomerini, Msengela, Kitowo, N’gongwa, Masege. La campagna è stata  differenziata nelle modalità di comunicazione delle informazioni e nella lingua di comunicazione a seconda dei suoi destinatari.

Per quanto riguarda le scuole secondarie, ci è stato chiesto dal preside dell’istututo di poter comunicare in inglese con i ragazzi, in modo che essi potessero acquisire un vocabolario specifico che potesse poi permettere loro di leggere  articoli non escusivamente in lingua swahili.

I ragazzi della Secondary si sono dimostrati molto inclini all’ascolto; hanno mostrato una grande attenzione agli argomenti e tanta curiosità attraverso domande e richieste di chiarimenti.

Cosa è l'albinismo..

Cosa è l’albinismo..

Il contesto della Primary School, che ci ha visti confrontarci con ragazzi e ragazze di più giovane età, ha messo alla prova il nostro swahili. Nonostante i pochi mesi di studio e pratica della lingua, siamo riusciti, con il fondamentale aiuto da parte del nostro amico tanzaniano Noeli nelle traduzioni e nelle spiegazioni, a creare dei cartelloni che, in maniera semplice e divertente potessero affrontare argomenti di così grande spessore, oltre a fornire esempi vicini agli studenti, legati alla vita del villaggio, alle azioni quotidiane, ai problemi percepiti dalla comunità locale. Ci siamo confrontati con Noeli nella scelta degli argomenti da trattare, quelli nei quali era possibile andare più in profondità, quelli da affrontare in maniera un po’ più superficiale: dopo ogni nostro intervento, Noeli comunicava con i ragazzi e le ragazze, fornendo loro esempi pratici in un approccio, di sicuro, più diretto.

 

Msengela Primary School

Msengela Primary School

L’accoglienza generale è stata motivante, in primo luogo da parte degli headmaster che, con il supporto di materiali da noi forniti, si sono offerti di continuare,durante alcune ore di lezioni, l’ approfondimento dell’argomento (in linea con la policy tanzaniana che sta particolarmente pressando sull’argomento della sensibilizzazione circa questi due argomenti), dicendoci che la possibilità di partecipare ad un incontro del genere era una grande possibilità per gli studenti. Per loro significa la possibilità di uscire dall’ “astrattezza” delle lezioni teoriche per affrontare, ci dissero, la “vita vera, quella di tutti i giorni”.

Proprio al fine di rendere la campagna più vicina agli studenti, si sono organizzati dei giochi che hanno messo i ragazzi e le ragazze della scuola primaria e secondaria nella situazione di potere per qualche minuto sperimentare la sensazione del non vedere, del non sentire, del non poter camminare. I giochi hanno così avuto l’obiettivo di fare immedesimare e, allo stesso tempo, di capire il senso della cooperazione nell’aiutare. Disabilità fisiche e mentali, handicap sensoriali che, nell’ottica di un aiuto reciproco, possono “compensarsi”, scoprire debolezze ma, allo stesso tempo, potenzialità dell’altro.

Penso che anche questa attività possa essere considerata una cooperazione, uno scambio: riflettere per comunicare in modo efficace, far sì che gli individui (donne, uomini, bambini, studenti) che ci ascoltano siano del tutto liberi di elaborare le proprie idee: solo delle idee che si sentono proprie vengono tramandate, vengono sentite parte del patrimonio comune.  E un atteggiamento umile e pronto al confronto da entrambe le parti , a questo punto, diventa il punto di forza.

Combattere le idee con le idee, favorire un’evoluzione di pensiero autonoma; combattere i miti, le superstizioni, il pensiero comune che, troppo spesso, ha seminato sterminio che, forse, agli occhi dei “lontani” sembra assurdo, tanto assurdo da divenire inesistente e, infine, ignorato.

 

Kitowo Primary School

Kitowo Primary School

Dedico queste riflessioni a tutti gli studenti che hanno partecipato alla campagna, che ci hanno accolto e che ci hanno spinto a ricercare l’uso di tecniche di comunicazione “alla pari” e ai loro professori, che hanno riconosciuto l’importanza degli argomenti trattati. Grazie a questi ragazzi abbiamo compreso molto più sull’argomento. La voglia di comunicar loro informazioni veritiere ci ha spinti a mettere insieme ricerca e spirito di collaborazione, sia tra noi volontari che, in classe, con gli stessi studenti e studentesse.

Ci prepariamo adesso a portare la stessa campagna presso le scuole di Ilula, dove il confrontarci con una realtà ancora differente ci metterà di fronte a una nuova sfida e ad uno sforzo ulteriore di collaborazione, ascolto e scambio.

Giulia

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Pubblicato da su 16/02/2014 in Uncategorized

 

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Tulime e Mawaki, ancora insieme verso il futuro

In occasione dell’elezioni del nuovo Consiglio dei Ministri e delle nuove cariche del direttivo, tra cui il nuovo presidente, Mawaki, associazione tanzaniana con la quale cooperiamo da più di dieci anni, ha rinnovato la volontà di continuare a “coltivare” insieme a noi.

“Lavorando insieme, più il tempo passa, più c’è la possibilità di conoscere meglio risorse e limiti, pregi e difetti, realtà e illusioni… ci impegneremo a realizzare delle collaborazioni che, partendo da una valutazione più realistica possibile, valorizzino risorse, pregi, potenzialità di ognuno per il bene di tutti e in particolare delle persone che vivono in questa nostra zona di Kilolo, scopo principale di Mawaki”: sono le parole di Fra Paolo e che noi di Tulime condividiamo appieno.

Sostenersi a vicenda e rispondere alle necessità che la comunità mette in luce, in un continuo scambio di saperi, opinioni, esperienze, è quello che costituisce le fondamenta dell’operato di entrambe le nostre associazioni e siamo orgogliosi di continuare insieme questo percorso, secondo i principi della cooperazione di comunità.

Sostenendo Mawaki e i nuovi membri del consiglio, appoggiamo le parole di Fra Paolo e siamo sicuri, come lui, che “questi rinnovi saranno un’ulteriore occasione per qualificare un impegno che sia efficace promozione del bene comune e di ciascuno”.

All’inizio del nuovo anno, ci auguriamo quindi di poter condividere con Mawaki ancora molte altre esperienze e progetti.

Leggi  l’articolo sul sito: http://www.tulime.org/2014/01/27/un-nuovo-assetto-organizzativo-per-mawaki-ed-una-rinnovata-collaborazione-con-tulime/

I partecipanti alla prima riunione del nuovo Consiglio di Mawaki: non tutti erano presenti al momento della foto, ma possiamo vedere il nuovo presidente Barnabas Chavala, al centro del gruppo e il nuovo membro del direttivo e vicepresidente Jafeti Luvanga (l’ultimo a sinistra)

I partecipanti alla prima riunione del nuovo Consiglio di Mawaki: non tutti erano presenti al momento della foto, ma possiamo vedere il nuovo presidente Barnabas Chavala, al centro del gruppo e il nuovo membro del direttivo e vicepresidente Jafeti Luvanga (l’ultimo a sinistra)

 
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Pubblicato da su 27/01/2014 in Uncategorized

 

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Scambio, consapevolezza e attesa: siamo pronti ad una nuova cooperazione?

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Un nuovo “pezzo” del mio periodo di volontariato in Tanzania inizia con nuove riflessioni e nuove osservazioni; il bisogno di scrivere inizia da un giro per alcuni villaggi del distretto di Kilolo: Ngongwa, Mtitu e i suoi cesti ricolmi di pomodori diretti a Dar Assalam, Kilolo e la visita al dispensario, Lulanzi, Kising’a, Lulidi, Ipalamwa, Ukwega. Il passaggio da un villaggio all’altro ti offre la visione del cambiamento: cambiano i colori, la luce, le condizioni delle case e, anche se gli atteggiamenti sembrano uguali, noti anche una diversa reazione da parte della comunità del luogo, alla tua visita. E’ stato un veloce vedere e sentire, le voci che richiamano l’attenzione dei wazungu, le donne e gli uomini con attrezzi da lavoro, grosse sacche sulla testa e lunghi rami: camminano non curandosi dei pesi e delle distanze o, almeno, vivendole in modo profondamente diverso. Offriamo un passaggio ad una coppia in rotta verso un villaggio lontano, lontano dalle quattro alle sei ore di cammino. Qui le distanze hanno tutto un altro valore, eppure la stanchezza si sente appena, anzi, ho la sensazione che venga vissuta in maniera profondamente diversa, possiede delle caratteristiche nuove: ha scopi diversi, nuove motivazioni.

Quali sono le nostre motivazioni alla stanchezza, alla fatica? Quale è la nostra motivazione nel mangiare? Quale è il senso che conferiamo al tempo che passa? Che responsabilità abbiamo e sentiamo nei confronti degli esseri umani che ci vivono accanto per un periodo o per una vita intera? Ci stupiamo tanto di quello che questo immenso continente ci va vivere e di come ci fa cambiare, di come ci guardano uomini, donne e bambini, dei loro sorrisi, delle sensazioni che proviamo appena osserviamo questi paesaggi e questi tramonti; ci stupiamo del tempo lento e di come non si senta l’obbligo e il bisogno di misuralo ogni ora, ogni minuto. Insomma, tutti parlano dell’Africa in modo idilliaco, la maggior parte di loro se la portano dentro per anni, molti ne tornano cambiati, scrittori le dedicano libri e poesie, cantanti testi che parlano di un “Mal d’Africa”.

La spiegazione più spontanea che riesco a darmi è che tutti questi stupori avvengono in me e negli altri per il bisogno sconfinato che ognuno di noi ha di ricercare la vera vita, il nostro essere uomini. Sembra talmente scontato, eppure credo che per un uomo, una donna, il riacquistare il contatto con se stesso e con la vita possa davvero essere un nuovo inizio, per chiunque, ammesso e concesso che questo cambiamento si desideri. E’ vero, la vita stupisce, la vita è di per sè stupefacente, ma ce lo stiamo dimenticando, rischiamo spesso di allontararci da essa, anche inconsciamente. La cerchiamo spesso in posti sbagliati, in tempi sbagliati. E quando ci rendiamo conto di essere davanti alla vera vita, ci emozioniamo. Perchè la vita è fatta perchè l’uomo possa stupirsi dell’essere semplicemente vivo, capace di muoversi nel mondo e di migliorarsi, di valorizzare il suo coraggio e, allo stesso tempo, le sue paure che di questo coraggio sono parte fondamentale. Questa sensazione di pienezza molto spesso, la perdiamo, troppo impegnati a misurare, a fare, a spazientirci, ad inseguire. A volte spontaneamente, a volte facendo qualche sforzo, vivo qui la sensazione di potere fluire con la vita, perchè la vita è mutamento, mutamento che da noi non può dipendere del tutto. Essere il mutamento significa fluire con la vita; questo non toglie valore alle nostre azioni, anzi, le veste di una nuova armonia. Vivere l’Africa, per me, sta significando divenire consapevole: sento la vita quando consapevolmente cammino, quando consapevolmente mangio, quando gioco con i bambini del villaggio, quando scrivo le mie riflessioni, quando lavoro, quando parlo con la comunità locale, quando vado al mercato. Se riuscissimo a fare ogni cosa secondo la filosofia del “qui ed ora”, vivremmo tutto in modo veritiero, sentiremmo la vita vera. Questa stessa consapevolezza che sto cercando la osservo nelle azioni che donne, uomini e bambini portano avanti durante le ore del giorno: dal pascolare il bestiame, al tagliere la legna, intrecciare un kikapu, accendere un fuoco, preparare il cibo. C’è molta concentrazione in ogni azione e lo sguardo non mente; è lì e in quel momento, in quell’azione, è completamente immerso in quell’azione stessa. Ho come la sensazione che nel compiere tutte queste azioni l’attenzione sia vigile e presente: il pensiero resta lì, senza pensare, eccesivamente, al dopo. Queste restano soltanto mie riflessioni: esse aspettano di essere approfondite, corrette o confermate nel momento in cui avrò il permesso e la capacità di esprimerle a questi stessi uomini, donne e bambini che adesso sono i miei maestri.

Quello che riusciamo a dare agli altri dipende da ciò che caratterizza la nostra vita. Non tutti possiamo dar le stesse cose, sarebbe una forzatura. Durante il mio periodo di volontariato ho avuto, ad un certo punto, la sensazione che tutto ciò che caratterizza la mia vita fosse presente, e che tutto ciò, finalmente, non appartenesse soltanto a me. E’ presente l’amore per la natura, l’amore per il confronto umano, la stupefacente sensazione di vedere intorno a me una vita vera, fatta di cose vere. Sto cercando di immergermi in tutto ciò, vivendo ogni momento traendone l’energia che porta con sè. Tutta l’energia che sento entrare in me da questi luoghi cerco ogni istante di ridarla, in un equilibrio di dare e ricevere. Non voglio accumulare: voglio che tutto quello che ricevo possa passare attraverso il mio modo di essere e di concepire la vita, per poi tornare al mondo.

Questa è stata la sensazione che ho avuto nel momento in cui ho accettato di far parte, con un’altra volontaria, dell’organizzazione di un corso di acrobatica e di yoga acrobatico a vantaggio di alcuni bambini del villaggio di Pomerini, portatori di Aids, facenti parte dell’associazione Smile to Africa. I volontari del Servizio Volontario Europeo sono stati inseriti in varie attività, per un periodo di due settimane: oltre al suddetto corso, sono stati offerti ai  bambini momenti ricreativi di danza popolare e di handcraft. La mia emozione è stata grande. Le due attività dell’acrobatica e dello yoga acrobatico fanno parte di me, anche qui: lunghi anni di ginnastica e la scoperta della disciplina dell’acroyoga nei mesi antecedenti la partenza, mi hanno chiesto a quel punto di mettermi in gioco e di trasformarli in un dono. E’ stata una sensazione bellissima percepire l’energia di questi bambini, durante i giochi di gruppo e di conoscenza reciproca, così come durante gli esercizi. Vederli irrequieti, muoversi, spintonarsi per poi, in un attimo, ricercare l’equilibrio sulle mie gambe, stare in silenzio, guardare un punto, concentrarsi: l’acroyoga è una disciplina che vede evoluzioni in coppia, con una base e un “volador” che compie esercizi supportato dal primo, mettendo in gioco fiducia, collaborazione, concentrazione, rispetto reciproco. Ovviamente, da parte mia la disciplina è stata utilizzata come un gioco, che potesse però, allo stesso tempo, comunicare dei valori, modalità che i bambini sembrano avere accolto positivamente e con grande entusiasmo, chiedendoci di tornare anche dopo la vacanze.

Un’altra significativa esperienza è stato l’acquisto dei tessuti e del materiale necessario per la produzione di Mani d’Africa, ad Iringa, in compagnia di un’altra volontaria e dei due sarti Wema e Kizito. Ecco che una semplice uscita di acquisti diviene una occasione di incontro, di comprensioni ed incomprensioni, di esperienza. Un fare iniziale un pò goffo si è trasformato grazie ai due sarti un riuscirsi a muovere tra i venditori di kitenge nel mercato di Iringa, scegliendo stoffe e abbinamenti di colore, lo spessore, la qualità. Considero queta una vera crescita reciproca.

Questi sono soltanto due esempi su quanto il riconoscere le parti importanti e caratterizzanti della nostra vita, le nostre passioni, ciò che ci fa stare bene, possa allo stesso momento essere comunicato. Siamo noi gli attori del cambiamento; l’esistenza ci offre occasioni per cambiare, incontrare gli altri: sta a noi accogliere l’invito o respingerlo. Si cambia insieme. Vorrei allargare la sensazione che ho provato durante questi giorni al senso e al valore della cooperazione che cerco ogni giorno di far più mia; la cooperazione, il cui valore spesso dimenticato o ridotto a stereotipi rischia di essere trasformato in qualcosa di meccanico. Nel mio piccolo, sento che non potrei continuare a lavorare, a offrire il mio contributo durante questo periodo di volontariato, se non fosse per le donne, gli uomini, i bambini, che mi fanno sentire consapevole di ciò che sto facendo, che mi  comunicano attraverso lo stare insieme che questo è un momento di scambio, di crescita reciproca. Non sento di poter far qualcosa solo per il puro obbligo morale di farlo, credo che rivalutare la cooperazione significhi uscire dagli schemi del puro “fare”: magari si potrà portare avanti un progetto ben fatto, con tante attività, ma non necessariamente il suo successo potrà essere valutato esclusivamente secondo questi schemi del “fare”. Si rischia di perdere  il senso vero di quello che si fa e, a lungo andare, si rischia di entrare in panico quando resistenze da parte della comunità locale non fanno andare le cose esattamente come vorremmo. E’ la sensazione che provo quando ci sono momenti di vuoto, di poca collaborazione, di ritardo, di immobilità: è la riflessione sulle motivazioni che stanno alla base di queste difficoltà che ci permettono poi di cambiare il nostro approccio. E’ dalla comprensione del negativo che si arriva al positivo. Quello che avviene è un incontro di desideri, di benessere, di scambio reciproco: tutte queste necessità, da una parte e dall’altra, si tramutano nell’incontro tra le comunità. Mettersi nella posizione di insegnare interrompe questo flusso reciproco: essere troppo certi delle proprie capacità ci rende ciechi, rigidi. Quando fai qualcosa di nuovo rischi di farti male: specialmente quando fai qualcosa del tutto nuovo per te. Lo noto quando cammino per strada e si formano vesciche sui piedi, quando ci scottiamo sotto il sole, quando aiutare Mama Novetha a produrre il mais ti distrugge un pollice. Che superiorità abbiamo? Chi è il debole e chi è il forte? Chi impara e chi insegna? Chi da e chi riceve? Chi detta i metri di valutazione?

Siamo, da una parte e dall’altra, alla ricerca di qualcosa. Ed è chi riesce a guardare al di là, chi si pone domande, chi sogna novità, chi non crede che la sola vita che vive sia la vita vera e la sola “vivibile”, che può mettersi in quella posizione di attesa, di apprendimento e di rispetto. Spero che questo atteggiamento di scambio possa trasparire anche nella modalità di comunicazione che decideremo di utilizzare durante l’awareness raising su disabilità e albinismo, una delle attività che in questi giorni sto portando avanti insieme ad altri due volontari. Comunicare certe informazioni a studenti di Primary e Secondary School non sarà certo impresa facile: la comunicazione diviene, a questo punto, fondamentale, così come l’attenzione che si da alle tempistiche in cui convinzioni e idee possono essere messe in discussione sia da una parte, che dall’altra.

Sono queste le sensazioni e le riflessioni predominati negli ultimi giorni: dare e ricevere in equilibrio; imparare ad ammettere le proprie difficoltà nel far le cose, nel capirle; partire dalla donna, dall’uomo che sei per comunicare con le tue modalità, che sono uniche, perchè sono tue. Intrecciando questo processo a quello dell’essere umano che ti sta accanto, si potrebbe pensare ad uno sviluppo di entrambi.

Giulia

 
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Pubblicato da su 15/01/2014 in Uncategorized

 

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Aiutiamoli a casa loro: i tagli della Regione Siciliana alla cooperazione

La risposta delle Ong siciliane: “Ringraziamo il Presidente Crocetta per quello che Regione Sicilia fa per aiutare i Paesi da cui provengono i migranti e i richiedenti asilo”.

In base a una legge regionale (l.r. 32/2000 art.196) “la Regione siciliana partecipa alle attività di cooperazione, allo sviluppo e a interventi di solidarietà internazionale, in conformità agli indirizzi, ai criteri e ai vincoli stabiliti dalla normativa statale e tenendo conto degli orientamenti e degli atti comunitari in materia”. A tal fine, la Presidenza della Regione destina il 60% dello stanziamento annuo del bilancio destinato al capitolo per interventi da svolgersi nei Paesi in via di sviluppo (PVS), attraverso procedure concorsuali con predisposizione di una graduatoria.

Tale somma negli anni ha subito notevoli oscillazioni e variazioni; dalla somma iniziale di 200milioni di lire a stanziamenti che sono andati progressivamente diminuendo, se non dimezzandosi: parliamo di 690.000 nel 2008, di 300.000 nel 2010, di 150.000 nel 2011, di 105.000nel 2012 (anche se ci risulta finanziato un solo progetto per 50.000 ) fino a oggi martedì 8 ottobre 2013, quando le ONG e le associazioni di solidarietà internazionale siciliane hanno ricevuto la seguente comunicazione (in allegato l’originale).: “(…) il Dirigente Generale, tenuto conto dell’esiguità delle risorse disponibili nella considerazione che della somma di 59.000,00 iscritta al cap.lo 100328 del Bilancio (…) solo il 60% può essere destinato alle finalità di cui all’art. 196 della l.r. 32/2000, ha ritenuto di non dovere dare seguito alle attività di riferimento, valutato che nessun intervento di rilievo possa essere portato a termine nei Paesi in via di sviluppo per l’esercizio corrente.”

Il Congass, Coordinamento delle Ong e delle Associazioni di Solidarietà Internazionale ringrazia il Presidente Crocetta, per quello che Regione Sicilia fa per aiutare i Paesi da cui provengono i migranti e i richiedenti asilo.


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Pubblicato da su 09/10/2013 in Segnalazioni

 

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Elezioni: l’appello della cooperazione

In vista delle elezioni politiche del 24 e 25 febbraio e della nuova legislatura, un significativo gruppo di organizzazioni della società civile lancia un Appello intitolato: “La cooperazione internazionale allo sviluppo: tessuto connettivo della comunità globale” (allegato) e chiede ai candidati di tutti gli schieramenti un preciso e forte impegno su dieci punti.

L’appello – Il mondo attuale diritti, responsabilità, interessi assumono dimensioni globali, facendo sparire la distinzione tra istanze nazionali e processi internazionali. Per questo crediamo che qualsiasi partito o coalizione sia chiamata a governare l’Italia nella prossima legislatura debba attuare una migliore e più coerente politica globale di sviluppo. In quanto organizzazioni della società civile impegnate nella lotta all’ingiustizia, nella promozione di un mondo più equo e sostenibile,  nell’affermazione della pace, della coesione sociale, dei diritti delle donne e delle bambine, nei partenariati condivisi, chiediamo che la cooperazione internazionale allo sviluppo diventi la componente qualificante delle relazioni internazionali dell’Italia, più che l’impiego delle nostre forze militari all’estero. Le politiche per i diritti umani, la solidarietà, l’equità, la sostenibilità e la pace devono divenire elementi centrali della strategia internazionale dell’Italia, con chiare priorità geografiche e tematiche, promuovendo la partecipazione di tutti gli attori, pubblici e privati, legando strettamente le politiche e le pratiche nazionali a quelle dei territori: perché questo sistema di relazioni e di soggetti impegnati nella solidarietà e cooperazione internazionale è la forza reale del nostro Paese. L’Italia può e deve compiere una trasformazione culturale aprendosi alle sfide globali, dotandosi di una cooperazione internazionale allo sviluppo più attuale  ed efficiente, che assicuri la coerenza, il coordinamento e l’efficacia delle politiche.

QUELLO CHE CHIEDIAMO IN 10 PUNTI: NUOVE POLITICHE, NUOVI STRUMENTI, NUOVE RISORSE

1.  Nella composizione del prossimo Governo sia presente un alto referente politico alla guida della cooperazioneinternazionale allo sviluppo con una delega piena e ampia sui temi della cooperazione internazionale allo sviluppo.

2.  Nel primo anno della prossima Legislatura il Parlamento riprenda e porti a termine la riforma legislativa della cooperazione italiana, accogliendo le proposte scaturite dal Forum della cooperazione di Milano dell’ottobre 2012 e favorendo la più ampia convergenza delle istanze di tutti gli attori, pubblici e privati, della cooperazione internazionale allo sviluppo del nostro Paese.

3. Il futuro Governo favorisca il coordinamento nazionale delle iniziative di cooperazione internazionale allo sviluppo, sostenendo e valorizzando in particolare il contributo della società civile impegnata nella solidarietà internazionale e la cooperazione e i partenariati territoriali.

4.   Dal 2014 il Governo si impegni a destinare una quota crescente di risorse alle politiche di cooperazione internazionale allo sviluppo e a varare un piano di riallineamento progressivo e credibile degli aiuti italiani con gli obiettivi concordati in sede internazionale.

5. Il futuro Governo garantisca una maggiore e più attiva partecipazione dell’Italia nella definizione delle politiche e nell’attuazione della cooperazione europea e delle organizzazioni internazionali.

6.  Il futuro Governo e le forze parlamentari si impegnino ad attuare pienamente una politica estera di distensione e promozione della pace, riducendo produzione, vendita e impiego degli armamenti, reinvestendo le risorse liberate nel budget nazionale in politiche coerenti di coesione sociale, aiuto e cooperazione internazionale allo sviluppo, attente alle tematiche trasversali delle relazioni di genere e della salvaguardia dell’ambiente.

7.    Il futuro Governo e le forze parlamentari si impegnino, a partire dal  2013, a dedicare una quota considerevole dei fondi del Decreto per le Missioni Internazionali di Pace ai progetti proposti dalle ONG per le aree di riferimento, per l’aiuto umanitario, il rafforzamento dei processi democratici e il sostegno ai percorsi di pacificazione in favore delle popolazioni colpite da guerre civili e conflitti regionali e la promozione dei diritti delle donne.

8.    Il Parlamento e il Governo rafforzino la Tassa sulle Transazioni Finanziarie includendo nella base imponibile tutti glistrumenti derivati ed applicandola ad ogni singola operazione e non al saldo netto di fine giornata come previsto nell’attuale normativa. Il gettito sia destinato alle politiche sociali nazionali, alla cooperazione internazionale allo sviluppo e al contrasto ai cambiamenti climatici.

9.  Il Governo rimuova le barriere fiscali, normative e burocratiche che ostacolano l’impegno della società civile nella realizzazione dei programmi di cooperazione internazionale allo sviluppo: stabilizzi ed elimini i massimali del 5×1000 e ne garantisca la rapida erogazione, innalzi il tetto delle donazioni deducibili, esenti dall’IRAP e riduca le tariffe postali per le Onlus, garantisca la quota per la “lotta alla fame nel mondo” dell’8×1000.

10. Il Governo rispetti gli impegni sulla trasparenza presi dall’Italia al Forum sull’Efficacia degli Aiuti di Busan, implementando lo standard comune per la pubblicazione elettronica periodica e completa delle risorse utilizzate per la cooperazione internazionale allo sviluppo e dei risultati ottenuti.

 

 
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Pubblicato da su 17/01/2013 in Segnalazioni

 

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Uno scambio / lo schiocco di Rosa

A volte capitano cose che non penseresti mai sarebbero potute accadere

Image…tipo che i nostri amici tanzaniani, i signori Mazengo stanno in queste ora attraversando il Mar Tirreno alla volta di casa mia.. e quasi contemporaneamente io mi muovo alla volta di Pomerini, in Tanzania, acasa loro..
 
Tutto ciò è vita! Tutto ciò è scambio!!! 
safari njema Mazengo e karibuni nyumbani!!!
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Pubblicato da su 08/11/2012 in Dalla Terra Rossa

 

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Buonadomenica… lo schiocco di Alessandra

Vi racconto la nostra scorsa domenica! Le domeniche sono sempre stancanti!!!  Ci siamo alzati presto per andare a messa, ha celebrato Fra Pier Battista che è un frate francese che sembra mago Merlino: è piccolo piccolo, con questa barba lunga, bianca bianca, cammina scalzo, è bellissimo quando va in giro per i villaggi, sulla sua biciclettina, il saio, il cappellino in testa… su e giù, per quelle strade faticosissime! Quando ci vede ci dice sempre “pace e bene” (noi non abbiamo ancora capito come si risponde: “anche a te? Grazie?” Bo…). E poi racconta sempre delle barzellette improponibili! Sia quando parla in italiano che in swahili ha questo accento francese inconfondibile!!!
Dopo la messa siamo rimasti un’oretta sui gradini a giocare con i bimbi a fare loro e a fargli fare un po’ di piccia (le foto), ne vanno pazzi…  Poi in cucina, come tutte le domeniche, a sperimentare qualche modo per rivisitare i soliti piatti
Di pomeriggio grandi pulizie: nei giorni scorsi ha piovuto e in casa c’erano le zolle di terra che si staccavano dalle nostre scarpe. Poi con ragnetti e altri strani animaletti (che sono i nostri coinquilini abituali) è una battaglia persa! Ci ostiniamo a tenerli lontani dal cibo, ma per il resto non possiamo contrastarli… è casa loro d’altra parte! Noi siamo ospiti!!!
Nel pomeriggio è arrivata una “sassulata” di ragazzine, vengono a guardarci e ridacchiare!!! Allora abbiamo iniziato a ballare e cantare la macarena per dargli un motivo valido per ridere!!! Ai loro occhi sembriamo sicuramente strani, bianchi! Magari goffi? Boh.. si fanno delle grandi risate. Sarà il loro modo di approcciare le novità. Ci metti un pochino ad abituarti: è strano… ma poi mica te la puoi prendere!!
Alla fine si sono messe a suonare il boccione dell’acqua con i palmi delle mani e dei bastoncini di legno: sono bravissimi. Hanno iniziato a ballare i balli che fanno durante la messa: tipo lezione di acqua gym nei villaggi turistici, abbiamo iniziato a seguirli… con qualche successo.  Poi la domenica è giorno di festa quindi alcune signore sono venute a trovare Mama Novetha (che in realtà si chiama Angelista). Abbiamo fatto scompisciare Mama Paulo, la mamma di Francisco: lei lo porta dentro una stoffa sulla schiena… Questa cosa è affascinante, tanto affascinante che abbiamo provato a riprodurla (!!) usando la mia sciarpa e Milena dentro, che però ha 28 anni: inutile dire che il tempo che l’abbiamo chiamata per farla voltare e guardarci siamo finite a rotolare sul prato! Deve essere decisamente più semplice con un bimbo!!!

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Pubblicato da su 04/11/2012 in Dalla Terra Rossa

 

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