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Archivi tag: Cina

Red Forest Hotel

Tulime si occupa di alberi e forestazione da sempre: in swahili vuol dire “coltiviamo”, appunto. Negli ultimi anni abbiamo visto il fenomeno del landgrabbing aumentare in tutto il mondo.

Sono anni ormai che la Cina ha aumentato la sua ricerca delle materie prime, anche in Africa. Questa volta però vi segnaliamo questo documentario, del regista finlandese Mika Koskinen: 160 mila ettari di terreno sottratti alle colture di sussistenza e 650 mila persone usurpate della loro terra. Sono le vittime dell’appropriazione illecita di aree rurali nel Guangxi, in Cina, da parte della compagnia del legname Stora Enso.

RED FOREST HOTEL TRAILER from RED FOREST HOTEL on Vimeo.

http://www.redforesthotelthemovie.com/en/index.html

 
 

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La storia di Daliu: incarcerato in Zambia

Zhang Daliu, un carpentiere cinese di 46 anni non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi dietro le sbarre di una prigione zambiana, dove sovraffollamento e condizioni igieniche pessime la fanno da padrone. Questo però è quello che è accaduto al signor Daliu e altri tre artigiani di nazionalità cinese ai quali aspetta una pena che va dai 15 anni ai lavori forzati fino al possibile ergastolo perché incolpati di atti sessuali, dietro compenso economico, con minori. L’accusa viene dal procuratore di Luanshya, una cittadina nella provincia del Copperbelt, in Zambia.

L’accaduto ha provocato uno scandalo che ha visto la comunità locale accusare anche le ragazze di aver ceduto alla prostituzione in così tenera età.

Non è da trascurare però il problema della povertà e della disperazione che spinge le giovani donne a prostituirsi; da quando l’ex presidente Chiluba svendette, nel 1997 (periodo in cui vi fu una vasta privatizzazione delle miniere zambiane), la miniera di rame di Luanshya ad una
compagnia indiana la popolazione assistette ad un progressivo peggioramento delle condizioni socio economiche. Appena tre anni dopo 6000 minatori persero il lavoro e la situazione portò sul lastrico centinaia di famiglie di Luanshya.

Nel 2009 quando la compagnia cinese China Non-Ferrous Metals Mining Group acquisì la miniera la maggior parte della popolazione di Luanshya viveva in situazione di povertà e questa nuova cessione avrebbe potuto significare maggiori posti di lavoro, peccato però che il nuovo gruppo
portò con se lavoratori dalla Cina.

Poco meno di un decimo della popolazione cinese presente in Africa vive proprio nello Zambia; si stima siano presenti circa 80.000 cinesi su un totale di 925.000 che popolano l’intero continente africano.

Contrastanti sono le opinioni a riguardo dello scandalo. C’è chi come Mary Mumba, una casalinga zambiana di Luashya, dichiara di comprendere in parte le motivazioni che spingono le giovani donne a concedersi agli uomini cinesi, essendo quest’ultimi gli unici ad avere il portafoglio pieno.
C’è anche però chi non ci sta ad accettare questo modo di affrontare le difficoltà, Gift Mulenga, un minatore zambiano che incolpa genitori e mariti di queste giovani donne di non fare nulla per fermare questo scandalo.

L’accaduto apre una finestra sugli stupri che purtroppo, in questo Paese dell’Africa sub-sahariana, negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente e che, cosa ancora più triste, coinvolgono anche maestri, agricoltori, fautori della medicina tradizionale e poliziotti a testimonianza di una pesante instabilità sociale del Paese.

A tal proposito il NGOCC (Non Governmental Organizations Coordinating Council), il coordinamento delle ONG presenti sul territorio, ha previsto un incontro nazionale nel quale discutere le modalità per affrontare il problema.

(tradotto da Rosa)

 
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Pubblicato da su 08/02/2012 in Segnalazioni

 

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Egitto e il “gialloavorio”

Non è un genere letterario. Non è un colore e non è una sfumatura. Il commercio illegale di avorio continua a viaggiare dall’Egitto alla Cina. La rivoluzione ha peggiorato il ruolo dell’Egitto come principale centro di commercio illegale d’avorio dell’Africa. E’ quanto emerge dal rapporto Illegal ivory sales in Egypt da Traffic (un progetto di WWF e IUCN). Durante l’ultima indagine condotta tra marzo e aprile 2011, gli autori del report Esmond Martin e Lucy Vigne hanno contato 8343 oggetti in avorio venduti liberamente al Cairo, denominata “centro della scultura del Paese”. Altri 918 oggetti in avorio sono stati trovati a Luxor. Tra il 1998 e nel 2005 c’era stata una complessiva riduzione, il 43%, del numero di oggetti in avorio in vendita. In quegli anni i principali acquirenti erano spagnoli, italiani e inglesi. Oggi i principali compratori sono cinesi, che riescono ad acquistare più della metà dell’avorio venduto. Questo a totale spregio del Cites (Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione) che ha lo scopo di regolamentare e controllare il commercio di flora e fauna in pericolo di estinzione.

Questo è il video di Bloody Ivory:  un motivo in più per ricordare che se c’è chi vende e lavora l’avorio, deturpa e uccide animali per averlo, c’è chi è disposto a comprarlo

Il rapporto (in inglese)

 
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Pubblicato da su 05/02/2012 in Segnalazioni

 

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L’uranio della Namibia e l’interesse della Cina

http://www.africareview.com/Business+++Finance/Namibia+gives+nod+to+Chinese+uranium+buy+in/-/979184/1304426/-/v9ptr3/-/index.html

 
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Pubblicato da su 13/01/2012 in Segnalazioni

 

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