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Mama Friday

07 Mar

Con un pò di ritardo, e ci scusiamo con Stefania, vogliamo riportare le sue parole e vogliamo condividerle con Voi tutti.

Voglio raccontare un’altra storia nel tentativo di trasformare i numeri in volti e gli obbiettivi da raggiungere in momenti di vita quotidiana.

Questa mattina ho incontrato Mama Friday. E’ una mia vecchia conoscenza, ci siamo incontrate per la prima volta nel 2013 quando io ero una tirocinante che vagava sbalordita per Pomerini e lei una mamma dei cesti dolcissima. Mama Friday partecipa al nostro programma di microcredito. Un anno fa si è presentata agguerritissima a casa Tulime, aveva un’idea, le mancava il capitale. L’abbiamo inserita nel programma senza esitazione ed è stata una scelta saggia. Ora vende baagia, frittelle di fagioli, a Msengela, alla periferia di Pomerini. Lavora sodo, fa progressi, sorride sempre, ogni volta ci accoglie con abbracci, tazze di the fumanti e la sua energia contagiosa. L’ho fotografata spesso, una delle sue foto l’ho regalata al mio relatore di tesi per la mia laurea, è bella di una bellezza profonda ed espressiva, come le madri e l’Africa. Oggi, come sempre quando ci vediamo, abbiamo parlato dell’andamento del business e delle sue aspirazioni; è pronta a restituire il prestito ma vorrebbe comprare una macina per i fagioli, potrebbe produrre il doppio e quindi aumentare i guadagni. Facciamo dei calcoli insieme, il risultato ci soddisfa, compreremo la macina. Parliamo di come vanno le cose da quando ha preso il prestito, risponde con degli esempi disarmanti, mi dice che ora può mettere lo zucchero nel the e cucinare la verdura con l’olio, può sembrare un’affermazione senza senso invece vuol dire tutto, significa dignità.

Le chiedo come vanno le cose a casa, vive con due nipotini che vanno alle elementari e un figlio adolescente, è vedova da quattordici anni, esattamente l’età del ragazzo. Perde, per la prima volta da quando la conosco, la sua espressione serena, poi spiega che il suo bambino sta male, ha una ferita che non guarisce mai, cerco di capire, provo a fare qualche domanda con delicatezza, alla fine sputa fuori una frase a bassa voce, con sofferenza, è cancro, glielo si legge in faccia che è una parola che non comprende del tutto ma altrettanto chiaramente mi rendo conto che sa quali potrebbero essere le conseguenze. Mi si stringe il cuore, la abbraccio stretta questa mia mamma dei cesti che ha sopportato più di quanto sia accettabile. Mentre ci lasciamo ho la nausea, non ci si abitua alla visione della sofferenza, per fortuna. Scrivo alla mia bussola in Italia, in una delle nostre chat quasi quotidiane, la pensa proprio come me ancora una volta, bisogna fare qualcosa. Ci proveremo insieme perché solo così si vincono le partite più difficili.

Questo è il sistema di cui sono ingranaggio, una famiglia enorme, dove c’è sempre spazio per sperare, dove ci sono sempre braccia aperte per accogliere, mani grandi per sorreggere, occhi spalancati per vedere alberi crescere e frutti diventare maturi, dove gli SOS, per quanto silenziosi, ricevono sempre una risposta. Stefania

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