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Lo spazio Tulime nel festival delle arti: Contaminazioni Festival

22 Set

Cosa succedeva in Puglia ad Agosto?

La sede di Tulime Puglia, attivissima, ci regala foto, racconti, riflessioni su alcune delle attività promosse sul territorio.

Ecco report e foto di una delle iniziative:

Condividere un luogo fisico con altra gente vuol dire incontrarsi ogni giorno guardandosi negli occhi. Esiste certo la convivenza sterile e improduttiva, fatta di “buongiorno” e “buonasera”, può esistere l’indifferenza e la reciproca sopportazione, ma può anche nascere una convivenza produttiva, fatta di scambio e reciproca conoscenza. Quella che lega due associazioni operanti sul territorio di Villa Castelli, Tulime Onlus Sede operativa Puglia e Laboratorio Collettivo, fortunatamente appartiene a quest’ultimo tipo. In questi primi sei mesi di vita in comune le nostre due realtà hanno imparato a modellare le proprie necessità le une sulle altre, condividendo non solo spazi, ma progetti e pensieri. Quello che si è svolto il primo di agosto nella nostra cittadina non è stato solo un evento creato dalla collaborazione di due associazioni quindi, ma la riprova tangibile che questo scambio esiste e funziona.

Il primo Agosto 2016 si è svolto il Contaminazioni Festival, appuntamento che da qualche anno permette ad artisti locali e nazionali di incontrarsi e lavorare insieme. La manifestazione mira a dimostrare l’estrema vicinanza che esiste tra le varie forme di espressione artistica, per questo l’evento è pensato come una “passeggiata” attraverso un itinerario multicolore che lascia il pubblico libero di visitare le diverse postazioni (pittura, disegno, fotografia, danza, musica).

Quest’anno i volontari di Tulime hanno scelto di partecipare al festival del collettivo con la proiezione di un cortometraggio, una forma artistica in tema con lo spirito della giornata e portatrice di riflessione e significato.

Il lavoro presentato è stato “Le ragazze di Tabasamu” di Alessandro Ledda. Alessandro è uno studente di Scienze della Comunicazione che nel 2015, a 23 anni, ha deciso di recarsi nel villaggio di Pomerini, in Tanzania, per svolgere un tirocinio con Tulime e studiare il ruolo della comunicazione nella percezione della disabilità mentale presso queste comunità. “Le ragazze di Tabasamu” è il reportage da lui girato nel villaggio di Pomerini, durante la sua permanenza sull’altopiano di Iringa. Questo videoracconto testimonia il ruolo della comunicazione come “promotrice” dell’affermazione dei diritti umani, attraverso la storia delle cinque protagoniste, Fikiri, Sara, Doto, Ema e Adija, ragazze che frequentano il Centro Tabasamu, struttura nata con il progetto “Tutto è possibile”, avviato alla fine del 2013. Obiettivo del progetto di Tabasamu è l’inserimento delle persone affette da disabilità mentale nella vita del villaggio, attraverso la quotidiana lotta contro la discriminazione e per l’affermazione dei diritti fondamentali.

Il reportage di Alessandro racconta questo mondo “possibile” e carico di speranza attraverso interviste ai volontari che si occupano del centro di accoglienza e l’incontro diretto con le cinque ragazze.

Lavorare cercando di inserire una traccia di Tulime in un contesto qualsiasi non è sempre facile, si tratti di una rappresentazione pubblica, un concorso di idee o un momento di svago. Spesso si guarda alle novità con diffidenza, specie se il messaggio veicolato da un’iniziativa appare diverso e distante anni luce dai nostri orizzonti. Quello che non vogliamo, come si è visto, è divulgare i nostri progetti di cooperazione di comunità con un’eccessiva serietà o un senso di gravezza. Il messaggio è serio, certo, la cooperazione non è uno scherzo, fuori di dubbio, ma il modo per sensibilizzare l’opinione pubblica può assumere sfaccettature cangianti e multiformi; per questo i nostri momenti Tulime possono e devono nascere in contesti come questi, come in Contaminazioni, tra chitarre distorte e danze teatrali, tra esposizioni fotografiche e declamazioni poetiche. Tulime in Puglia nasce così, trae le sue origini dalla musica e dall’arte, da quel primo “Luci e ombre d’Africa” che qui in paese è difficile da dimenticare; usa l’arte come canale per riflessioni ed emozioni, offre spunti, propone idee.

Alla fine della proiezione de “Le ragazze di Tabasamu”, tra reazioni e commenti del pubblico, una frase forse ha colto nel segno “Questo cortometraggio è fatto bene, è toccante al punto giusto ma fa sorridere”. E a oggi, parlare della Tanzania in un contento come Villa Castelli, un centro abitato da novemila anime, e riuscire a strappare un sorriso è un traguardo.

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