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Una giornata alla Primary school

24 Mag

Alessandro, tirocinante molto simpatico e competente della facoltà di Economia di Sassari, è al secondo mese di permanenza nel villaggio di Pomerini.

Non è niente di speciale, particolare o innovativo ma da quando sono arrivato a Pomerini un misto di curiosità e necessità mi spingevano a dover vedere con i miei occhi la situazione scolastica tanzaniana. In più lavorare con i bambini è sempre qualcosa di stimolante e soddisfacente, la creatività non manca di certo così come la voglia costante d’imparare. 

Così con Simona e Abisai ci siamo recati per la prima volta alla Primary School (7 classi che coincidono più o meno con le nostre elementari e medie), a circa 10 minuti a piedi dal centro. Già nella strada che porta alla scuola si incontrano un’infinità di bambini con le loro immancabili uniformi verdi e blu. Ci salutano sorridenti. Iniziano le lezioni alle 8 ogni mattina, dopo aver lavorato nei campi o portato a casa l’acqua, eppure il sorriso non manca mai. 
Veniamo presentati al Preside che sin da subito è molto gentile e disponibile e ci mostra per intero tutto il complesso. Le aule, i dormitori per i ragazzi sordomuti, la falegnameria, i campi da gioco. Rimaniamo d’accordo per rivederci la settimana dopo in modo da conoscere il maestro d’inglese, mwalimu Kamlika, e assistere alla lezione.
Il giorno stabilito ci ripresentiamo. Al nostro ingresso in classe veniamo accolti da un fragoroso saluto in coro da parte dei bambini “Wellcome Teachers!”. Contro ogni nostra aspettativa ci ritroviamo davanti alla lavagna con il gessetto in mano a dover fare la lezione a 45 bambini. Il momento iniziale è caratterizzato dal panico totale, non sapendo assolutamente come comportarci, ma superato l’imbarazzo e lo stupore iniziale si prova a buttare giù qualcosa. Spieghiamo per quale motivo siamo in Tanzania, il ruolo di Tulime, qualche cenno sull’Italia e sulla Sardegna.
Proviamo a fargli fare delle semplici presentazioni personali. L’idea è quella di una sorta di scambio di lettere con alcuni studenti delle scuole medie del Nord Sardegna, in particolare della provincia di Sassari, dove mia madre insegna inglese.
L’intento è quello di riuscire a capire le differenze tra i gusti e le abitudini, quali sono le attività nel tempo libero, quale è il sogno nel cassetto. 
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Ci scontriamo però al primo ostacolo: la carenza di penne e quaderni per scrivere. Ci impegnamo a ritornare qualche settimana con del materiale scolastico.
Quando ritorno con i “gifts” ottengo un riscontro che non mi sarei mai aspettato. Quasi non credono ai loro occhi: la felicità che emanano per aver qualche penna, matita e quaderno è impagabile. Tutto ciò che noi diamo per scontato e che non siamo in grado di apprezzare qua fa un effetto completamente diverso. Mi ringraziano in coro e iniziano a scrivere e disegnare ciò che gli avevo chiesto. Essendo però giornata di attività all’aperto a metà lavoro devono bloccarsi e, uscendo dalla classe, si pavoneggiano di fronte agli studenti delle altre classi per i loro nuovo materiale.
Fra qualche giorno ritornerò per vedere i risultati e leggere i loro termini, osservare i disegni che molto spesso riescono a racchiudere nel migliore dei modi i pensieri di un bambino. Ma ancora di più mi incuriosisce sapere quale è la loro visione del futuro, per loro che vivono giorno per giorno, dove il futuro non può essere considerato una certezza.
Per un giorno mi sono ritrovato a fare il maestro ma, paradossalmente, ero io l’unico che aveva qualcosa da imparare.
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Alessandro
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Pubblicato da su 24/05/2015 in Dalla Terra Rossa

 

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