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“Mahusiano yanaanza na wewe”: riflessioni e libertà su disabilità e albinismo

16 Feb

“Mahusiano yanaanza na wewe”: riflessioni e libertà su disabilità e albinismo

Gioco disabilità sensoriale. Kitowo Primary School

Gioco disabilità sensoriale. Kitowo Primary School

I giorni che vanno dal ritorno dalle vacanze fino alla fine del mese di gennaio sono stati, per i tre volontari Sve (me compresa) inseriti nel progetto “No more discriminations against albino people”, gli ultimi giorni di permanenza al villaggio di Pomerini, prima del trasferimento ad Ilula.

I dati che abbiamo raccolto tramite la somministrazione dei questionari presso la Secondary School di Pomerini, ci hanno fornito del materiale indispensabile al fine di strutturare una campagna di informazione e sensibilizzazione che possa effettivamente toccare tutti quegli argomenti poco chiari, tutte quelle “past ideas” and “current discourses” che sono venuti fuori dall’analisi delle risposte degli studenti intervistati.

Parlare di disabilità in Tanzania, di albinismo, di genetica, capire come comunicare, evitando un atteggiamento di superiorità: come “adattare” noi stessi al contesto? Come adattare i nostri modi di comunicare (significati, parole, gesti, modalità) a coloro che ci ascoltano?

Innanzitutto, mai si potrebbe comunicare qualcosa se in prima persona non hai già maturato delle idee sull’argomento da trattare. E’ quello che abbiamo cercato di fare, cercando quante più informazioni e spiegazioni possibili, consultando notizie di cronaca, articoli di stampo legislativo, scientifico ed antropologico. Dopo avere organizzato le nostre idee, è arrivato il momento di capire che filo logico adottare nell’affrontare i vari argomenti: iniziare dalle definizioni, per arrivare alle cause, ai problemi, alla contestualizzazione del problema in Tanzania, fino ad arrivare ai modi in cui si può aiutare, ovvero, la personale presa di reponsabilità.

Questa è la struttura che io e i miei due “compagni di campagna” abbiamo deciso di adottare: quali sono le cause della disabilità e dell’albinismo? Quali sono le cause e le consequenze della disabilità e dell’albinismo? Quali sono i campi in cui i disabili e gli albini vengono discriminati? Come la comunità, i servizi alla persona, la famiglia, la scuola, la legge, possono tutelare i diritti delle persone affette da disabilità e da albinismo? E noi, in prima persona, cosa possiamo fare?

Abbiamo deciso di dare il seguente titolo alla campagna “Mahusiano yanaanza na wewe”, “L’integrazione inizia con te”: è questa l’idea centrale che abbiamo voluto comunicare, l’idea cioè che l’inclusione sia, innanzitutto, una responsabilità, uno sforzo personale. Abbiamo una grande responsabilità nei confronti di coloro che stanno a noi più vicini o che si trovao dall’altra parte del globo. Forse molti non condividono questa idea di aiuto e solidarietà “a distanza”, nel momento in cui si pensa che ciò che affligge un popolo lontano non ci riguarda in prima persona. Ma questa è la mia idea, e credo nell’assoluta autonomia di pensiero di ognuno, che è anche la base della sua libertà. E’ proprio un senso di libertà quello che abbiamo cercato di comunicare a questi ragazzi/e, bambini/e. L’obiettivo è stato quello non solo di comunicare delle informazioni che potrebbero essere dimenticate dopo qualche giorno se non dopo qualche ora. Il vero obiettivo è stato quello di responsabilizzare e di rafforzare la fiducia personale di decisione e di azione. Sono convinta che la campagna possa avere dato effettivamente un  contributo in questo senso: non è da noi, qui per soltanto qualche mese, che deve iniziare il cambiamento. Dobbiamo dar fiducia a questi ragazzi che con una zappa in mano per l’ora di “kilimo”, “agricoltura”, percorrono ogni giorno la strada corta o, nella maggior parte dei casi, lunga chilometri, che separa la loro casa dalla scuola. Io do fiducia anche a Doto e Princess, che ogni mattina percorrono lunghe distanze , mano nella mano: sono due orfani, sempre pronti a sorriderti. Ogni mattina, guardando quei passi corti, mi sono chiesta quanto impiegassero per andare al “chekachewa”, ovvero, l’ “asilo”.

“Ushirikiano yanaanza na wewe” significa, anche se non letteralmente, “tu sei l’attore del cambiamento”. Abbiamo ritenuto sempre importante sottolineare quanto il sapere ci indichi una strada per stare consapevolmente al mondo e in relazione gli altri: questo non significa che un uomo o una donna senza istruzione non sappiano stare al mondo..non si intende questo. Ma siamo certi che, riguardo certi argomenti, siano stati l’ignoranza e le false informazioni a creare falsi miti, credenze. Noi abbiamo presentato la campagna come possibilità di ascoltare, di chiarire dubbi, di sentire “un’altra voce”e tanti, con nostro grande piacere e stupore, sono stati i dubbi e le domande che ci sono state poste; la possibilità, insomma, di sapere, di farsi un’idea e poi, con la massima libertà nei tempi, nelle modalità e nelle conclusioni, prendere delle decisioni.

Proprio per l’amore e la fiducia che nutro nei confronti dell’umanità, credo che l’accesso al sapere sia una vera e propria opera di giustizia. Convinzioni, miti, hanno approfittato dell’ignoranza per farsi strada: disabili ed albini non sono in grado di lavorare, di studiare, di partecipare alla vita pubblica e alla vita comunitaria; gli albini sono una punizione divina per il comportamento errato di madre e/o famiglia; l’albinismo è mancanza di vitamine, di ferro nel sangue; gli albini sono “wazungu”, Europei, ma non Africani; albini si diventa per l’uso di cosmetici, per gli agenti atmosferici; se tocchi un albino, anche tu diventerai come lui; gli albini non muoiono, ma si dissolvono sotto la pioggia; sono creature sovrannaturali; con i loro corpi i witch doctors possono creare pozioni in grado di guarire, portare fortuna; sono creature con poteri magici…

Sarebbe bello che tutto questo fosse una barzelletta, che ci si possa ridere sopra. Molte volte è successo di vedere dei tanzaniani adulti scoppiare dal ridere a sentire tali idiozie. Eppure in Tanzania, e nel resto dell’Africa, albini hanno perso la vita proprio a causa di queste “idee incredibili”. Dal 2007 circa cinquanta albini hanno perso la vita in Tanzania. Al 2010 risalgono dati di uccisioni, nelle regioni di Mwanza, Shinyanga e Mara. In particolare, Mwnza è una regione principalmente rurale, con un tasso molto basso di alfabetizzazione, dove sono circa 3.000 i witch doctors  ufficialmente registrati.

Le idee sono armi aguzze, riescono a sopravvivere per anni, a rinforzarsi, ad essere trasmesse per generazioni. Bene, se proprio questo è il percorso che le idee e le convinzioni seguono, è bene seguire lo stesso metodo, ovvero trovare altre idee e convinzioni che possano avere la stessa forza, uguale ma contraria.

Personalmente parlando, la regola sempre presente durante la campagna, ovvero quella del non “insegnare” ma di “spingere alla riflessione sulla informazioni fornite” è stata sempre messa in primo piano. A questa umiltà necessaria ha contribuito la consapevolezza che, prima di venire in Tanzania, a parte aver letto alcune notizie sull’albinismo e sui progetti di cooperazione a loro favore, nè io, nè Andrea, nè Ana avevamo delle conoscenze scientifiche e profonde riguardo l’argomento albini e, similmente, sulla questione della disabilità. Anche per noi, non solo per gli studenti, è stato un momento di scoperta e di formazione di idee, un inizio di una personale riflessione. Questo ci ha aiutati a creare una campagna che potesse comunicare in modo semplice, per far comprendere come noi stessi avevamo compreso nei nostri giorni di ricerca e studio dei materiali.

La campagna ha interessato due scuole secondarie, dei villaggi di Pomerini e Ukumbi, e cinque primarie, dei villaggi di Pomerini, Msengela, Kitowo, N’gongwa, Masege. La campagna è stata  differenziata nelle modalità di comunicazione delle informazioni e nella lingua di comunicazione a seconda dei suoi destinatari.

Per quanto riguarda le scuole secondarie, ci è stato chiesto dal preside dell’istututo di poter comunicare in inglese con i ragazzi, in modo che essi potessero acquisire un vocabolario specifico che potesse poi permettere loro di leggere  articoli non escusivamente in lingua swahili.

I ragazzi della Secondary si sono dimostrati molto inclini all’ascolto; hanno mostrato una grande attenzione agli argomenti e tanta curiosità attraverso domande e richieste di chiarimenti.

Cosa è l'albinismo..

Cosa è l’albinismo..

Il contesto della Primary School, che ci ha visti confrontarci con ragazzi e ragazze di più giovane età, ha messo alla prova il nostro swahili. Nonostante i pochi mesi di studio e pratica della lingua, siamo riusciti, con il fondamentale aiuto da parte del nostro amico tanzaniano Noeli nelle traduzioni e nelle spiegazioni, a creare dei cartelloni che, in maniera semplice e divertente potessero affrontare argomenti di così grande spessore, oltre a fornire esempi vicini agli studenti, legati alla vita del villaggio, alle azioni quotidiane, ai problemi percepiti dalla comunità locale. Ci siamo confrontati con Noeli nella scelta degli argomenti da trattare, quelli nei quali era possibile andare più in profondità, quelli da affrontare in maniera un po’ più superficiale: dopo ogni nostro intervento, Noeli comunicava con i ragazzi e le ragazze, fornendo loro esempi pratici in un approccio, di sicuro, più diretto.

 

Msengela Primary School

Msengela Primary School

L’accoglienza generale è stata motivante, in primo luogo da parte degli headmaster che, con il supporto di materiali da noi forniti, si sono offerti di continuare,durante alcune ore di lezioni, l’ approfondimento dell’argomento (in linea con la policy tanzaniana che sta particolarmente pressando sull’argomento della sensibilizzazione circa questi due argomenti), dicendoci che la possibilità di partecipare ad un incontro del genere era una grande possibilità per gli studenti. Per loro significa la possibilità di uscire dall’ “astrattezza” delle lezioni teoriche per affrontare, ci dissero, la “vita vera, quella di tutti i giorni”.

Proprio al fine di rendere la campagna più vicina agli studenti, si sono organizzati dei giochi che hanno messo i ragazzi e le ragazze della scuola primaria e secondaria nella situazione di potere per qualche minuto sperimentare la sensazione del non vedere, del non sentire, del non poter camminare. I giochi hanno così avuto l’obiettivo di fare immedesimare e, allo stesso tempo, di capire il senso della cooperazione nell’aiutare. Disabilità fisiche e mentali, handicap sensoriali che, nell’ottica di un aiuto reciproco, possono “compensarsi”, scoprire debolezze ma, allo stesso tempo, potenzialità dell’altro.

Penso che anche questa attività possa essere considerata una cooperazione, uno scambio: riflettere per comunicare in modo efficace, far sì che gli individui (donne, uomini, bambini, studenti) che ci ascoltano siano del tutto liberi di elaborare le proprie idee: solo delle idee che si sentono proprie vengono tramandate, vengono sentite parte del patrimonio comune.  E un atteggiamento umile e pronto al confronto da entrambe le parti , a questo punto, diventa il punto di forza.

Combattere le idee con le idee, favorire un’evoluzione di pensiero autonoma; combattere i miti, le superstizioni, il pensiero comune che, troppo spesso, ha seminato sterminio che, forse, agli occhi dei “lontani” sembra assurdo, tanto assurdo da divenire inesistente e, infine, ignorato.

 

Kitowo Primary School

Kitowo Primary School

Dedico queste riflessioni a tutti gli studenti che hanno partecipato alla campagna, che ci hanno accolto e che ci hanno spinto a ricercare l’uso di tecniche di comunicazione “alla pari” e ai loro professori, che hanno riconosciuto l’importanza degli argomenti trattati. Grazie a questi ragazzi abbiamo compreso molto più sull’argomento. La voglia di comunicar loro informazioni veritiere ci ha spinti a mettere insieme ricerca e spirito di collaborazione, sia tra noi volontari che, in classe, con gli stessi studenti e studentesse.

Ci prepariamo adesso a portare la stessa campagna presso le scuole di Ilula, dove il confrontarci con una realtà ancora differente ci metterà di fronte a una nuova sfida e ad uno sforzo ulteriore di collaborazione, ascolto e scambio.

Giulia

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Pubblicato da su 16/02/2014 in Uncategorized

 

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