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Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

12 Nov

Sono il nuovo Sindaco delle isole di Lampedusa e di Linosa. Eletta a maggio, al 3 di novembre mi sono stati consegnati già 21 cadaveri di persone annegate mentre tentavano di raggiungere Lampedusa e questa per me è una cosa insopportabile. Per Lampedusa è un enorme fardello di dolore.

Abbiamo dovuto chiedere aiuto attraverso la Prefettura ai Sindaci della provincia per poter dare una dignitosa sepoltura alle ultime 11 salme, perché il Comune non aveva più loculi disponibili. Ne faremo altri, ma rivolgo a tutti una domanda: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?
Non riesco a comprendere come una simile tragedia possa essere considerata normale, come si possa rimuovere dalla vita quotidiana l’idea, per esempio, che 11 persone, tra cui 8 giovanissime donne e due ragazzini di 11 e 13 anni, possano morire tutti insieme, come sabato scorso, durante un viaggio che avrebbe dovuto essere per loro l’inizio di una nuova vita. Ne sono stati salvati 76 ma erano in 115, il numero dei morti è sempre di gran lunga superiore al numero dei corpi che il mare restituisce.

Sono indignata dall’assuefazione che sembra avere contagiato tutti, sono scandalizzata dal silenzio dell’Europa che ha appena ricevuto il Nobel della Pace e che tace di fronte ad una strage che ha i numeri di una vera e propria guerra. Sono sempre più convinta che la politica europea sull’immigrazione consideri questo tributo di vite umane un modo per calmierare i flussi, se non un deterrente. Ma se per queste persone il viaggio sui barconi è tuttora l’unica possibilità di sperare, io credo che la loro morte in mare debba essere per l’Europa motivo di vergogna e disonore.

In tutta questa tristissima pagina di storia che stiamo tutti scrivendo, l’unico motivo di orgoglio ce lo offrono quotidianamente gli uomini dello Stato italiano che salvano vite umane a 140 miglia da Lampedusa, mentre chi era a sole 30 miglia dai naufraghi, come è successo sabato scorso, ed avrebbe dovuto accorrere con le velocissime motovedette che il nostro precedente governo ha regalato a Gheddafi, ha invece ignorato la loro richiesta di aiuto. Quelle motovedette vengono però efficacemente utilizzate per sequestrare i nostri pescherecci, anche quando pescano al di fuori delle acque territoriali libiche.

Tutti devono sapere che è Lampedusa, con i suoi abitanti, con le forze preposte al soccorso e all’accoglienza, che dà dignità di esseri umane a queste persone, che dà dignità al nostro Paese e all’Europa intera. Allora, se questi morti sono soltanto nostri, allora io voglio ricevere i telegrammi di condoglianze dopo ogni annegato che mi viene consegnato. Come se avesse la pelle bianca, come se fosse un figlio nostro annegato durante una vacanza.

– Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa
Fonte: http://www.radio3.rai.it/dl/radio3/programmi/puntata/ContentItem-cb0328f7-f715-4c84-8822-ca06b5de47d5.html

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2 commenti

Pubblicato da su 12/11/2012 in Segnalazioni

 

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2 risposte a “Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa: quanto deve essere grande il cimitero della mia isola?

  1. licia

    23/11/2012 at 09:04

    La Chiesa Valdese di Milano invia oggi una lettera di solidarietà e gratitudine a Giusi Nicolini

    Gentile Sindaco,

    abbiamo letto in rete il Suo recente messaggio sulle molte, troppe, vittime di naufragi che si verificano nel tratto di mare che separa il Nord Africa dalle isole di cui Lei è Sindaco.

    La sua lettera di indignazione e preoccupazione ci interpella in quanto cittadini, ma anche in quanto cristiani.

    La nostra Chiesa considera infatti un impegno prioritario l’accoglienza di uomini e donne che giungono nel nostro Paese con la speranza di un futuro migliore e con la lacerazione della separazione dalla propria famiglia e dalla propria cultura.

    La Sua lettera ci ricorda che la nostra dignità non può e non deve consentire l’indifferenza o, come dice Lei, l’assuefazione: queste morti sono inaccettabili e tutti noi abbiamo il dovere morale di far sentire la
    nostra voce, di gridare il nostro no!

    Le scriviamo per esprimerle la nostra solidarietà e la nostra stima, ma anche la nostra gratitudine, per averci ricordato che questa per noi lontana isola ci riguarda da vicino e quello che questa terra vede è il nostro presente, è la nostra storia: tutti noi ne dobbiamo accogliere la responsabilità.

    Il nostro impegno sarà ora ancora maggiore nel diffondere queste notizie affinché non ci si rassegni al tragico destino che coinvolge questi fratelli e queste sorelle.

    Un cordiale saluto,

    Samuele Bernardini

    Presidente del Concistoro della Chiesa Evangelica Valdese di Milano
    http://www.milanovaldese.it

     

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