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I wanna be a pop star!

13 Lug

Raccontiamo le storie, per andare oltre i numeri….

Saber vive nel campo di Choucha da più di un anno e questa è la sua storia, diffusa dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati UNHCR.

“Saber ha 17 anni e le idee chiare: “Voglio diventare una grande star”.

La sua sicurezza è dirompente ma in realtà è ancora un adolescente, un adolescente che ha bisogno di aiuto.  “Sono scappato dalla guerra in Somalia quando avevo 12 anni senza dire nulla alla mia famiglia per paura che mi impedissero di andare via. A Mogadiscio non ho mai avuto la possibilità di istruirmi così scappai con una famiglia di vicini in Etiopia”. Dopo due mesi la famiglia con la quale viaggiava è partita per l’Europa, lasciando Saber indietro.

“Ho vissuto otto mesi a Khartoum, in Sudan, cercando  di trovare lavoro ma tutti dicevano che ero troppo giovane. Mi unii a un gruppo che stava andando in Libia. Venni arrestato insieme ai miei compagni di viaggio e detenuto in carcere per 6 mesi anche se ero un bambino”.

Alla fine Saber riuscì a raggiungere Tripoli all’età di 13 anni. “Mi piaceva la musica così ho creato un gruppo musicale con altre 4 persone”.

La guerra contro Gheddafi distrusse tutto e Saber si unì alle migliaia di persone dirette in Tunisia in cerca di protezione. “Avevo paura della guerra e ho cercato di mettermi al sicuro”.

Ora che vive nel campo di Coucha in Tunisia sotto la protezione dell’UNHCR Saber continua a portare avanti il suo sogno.

Il suo nome d’arte è S’Joe. Una volta alla settimana si esibisce nel centro del campo e intrattiene i bambini rifugiati, il suo pubblico più fedele. Ha incontrato un insegnante nigeriano che lo aiuta con i testi delle canzoni. Non ha gli strumenti adatti né un computer per creare musica ma si arrangia come può.

E scrive canzoni che parlano delle cose che vede e che ha vissuto.

Mentre insegue il suo sogno di diventare una star Saber continua ad avere due pensieri fissi: la famiglia rimasta in Somalia e il processo di reinsediamento che dovrebbe portarlo negli Stati Uniti. “Senza la famiglia il mio sogno è nulla. Riesco a parlare con loro al telefono una volta alla settimana ma sento che un giorno i miei genitori mi ritroveranno in altro paese”, dove potranno finalmente sentire Saber cantare”.

______________

Sulla realtà del campo profughi gestito dall’UNHCR  è stato realizzato SHOUSHA CAMP, un documentario di Laura Verduci, Enrico Montalbano e Judith Kleitze (marzo 2012).

Il campo nel mese di marzo ospitava 3300 persone nelle tende, in pieno deserto tunisino.

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Pubblicato da su 13/07/2012 in Uncategorized

 

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