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La campagna “Da una sponda all’altra: vite che contano”

31 Mag

“A più di un anno di distanza dalla scomparsa dei loro familiari tunisini nel Mediterraneo, circa 300 madri e famiglie continuano a pretendere di sapere che fine abbiano fatto. Scomparsi nel nulla e fatti diventare fantasmi dalle politiche migratorie. Quei “fantasmi”, però, erano giovani tunisini, alcuni giovanissimi, due o tre minori, tra loro una donna partita con il figlio sedicenne. A più di un anno di distanza nessun responsabile ha preso sul serio il dolore di quella scomparsa; sappiamo, invece, che l’Italia e la Tunisia stanno continuando i negoziati per un ulteriore accordo migratorio: qualche visto in più, quote più alte di viaggi “legali” e l’ennesima intesa sulla sorveglianza delle coste e sui rimpatri. L’Europa e l’Italia elogiano la nuova fase politica della Tunisia e moltiplicano i loro vertici in cui promettono finanziamenti per quella che chiamano “transizione democratica”. Continuano, però, inesorabilmente, a chiedere accordi migratori, perpetrando le loro politiche di scomparsa. E’ un nuovo esperimento: una democrazia senza libertà di movimento, una democrazia-prigione, identica in questo alla dittatura di Ben Ali. Con il loro linguaggio di foto, con l’ostinazione del loro sapere di vita – quei figli erano figli e non è possibile che siano scomparsi nel nulla – le madri e le famiglie tunisine ci stanno suggerendo qualcosa: la necessità di un “dégage” generalizzato di tutte le politiche di scomparsa affinché le vite, da una sponda all’altra, possano contare. Ostinarsi a volere figli, vivi o morti, sapendoli concreti e reali e non fantasmi o impronte, è certo un’azione radicale,  capace di smascherare sino in fondo l’assoluta illegittimità di tali politiche. Continueremo a essere con loro e a inseguire la loro ostinazione”.

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Pubblicato da su 31/05/2012 in Uncategorized

 

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