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Scrivere un curriculum, di Wyslawa Szymborska (1923-2012)

01 Feb

Che cos’e’ necessario? E’ necessario scrivere una domanda, e alla domanda allegare il curriculum. A prescindere da quanto si e’ vissuto e’ bene che il curriculum sia breve. E’ d’obbligo concisione e selezione dei fatti. Cambiare paesaggi in indirizzi e malcerti ricordi in date fisse. Di tutti gli amori basta quello coniugale, e dei bambini solo quelli nati. Conta di piu’ chi ti conosce di chi conosci tu. I viaggi solo se all’estero. L’appartenenza a un che, ma senza perche’. Onorificenze senza motivazione. Scrivi come se non parlassi mai con te stesso e ti evitassi. Sorvola su cani, gatti e uccelli, cianfrusaglie del passato, amici e sogni. Meglio il prezzo che il valore e il titolo che il contenuto. Meglio il numero di scarpa, che non dove va colui per cui ti scambiano. Aggiungi una foto con l’orecchio in vista. E’ la sua forma che conta, non cio’ che sente. Cosa si sente? Il fragore delle macchine che tritano la carta.

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1 Commento

Pubblicato da su 01/02/2012 in Segnalazioni

 

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Una risposta a “Scrivere un curriculum, di Wyslawa Szymborska (1923-2012)

  1. licia

    06/02/2012 at 17:40

    “Ieri mi sono comportata male nel cosmo. Ho passato tutto il giorno senza fare
    domande…”

    “Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
    Ho passato tutto il giorno senza fare
    domande,
    senza stupirmi di niente.
    Ho svolto attività quotidiane,
    come se ciò fosse tutto il dovuto.
    Inspirazione, espirazione, un passo dopo
    l’altro, incombenze,
    ma senza un pensiero che andasse più in là
    dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.
    Il mondo avrebbe potuto essere preso per
    un mondo folle,
    e io l’ho preso solo per uso ordinario.
    Nessun come e perché –
    e da dove è saltato fuori uno così –
    e a che gli servono tanti dettagli in movimento.
    Ero come un chiodo piantato troppo in
    superficie nel muro
    (e qui un paragone che mi è mancato).
    Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
    perfino nell’ambito ristretto d’un batter
    d’occhio.
    Su un tavolo più giovane da una mano d’un
    giorno più giovane
    il pane di ieri era tagliato diversamente.
    Le nuvole erano come non mai e la pioggia
    era come non mai,
    poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.
    La terra girava intorno al proprio asse,
    ma già in uno spazio lasciato per sempre.
    E’ durato 24 ore buone.
    1440 minuti di occasioni.
    86.400 secondi in visione.
    Il savoir-vivre cosmico,
    benché taccia sul nostro conto,
    tuttavia esige qualcosa da noi:
    un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
    e una partecipazione stupita a questo gioco
    con regole ignote.

    (“Disattenzione”, ultima raccolta di Wislawa Szymborska “Due punti” – Adelphi, 2006)

     

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