RSS

Viaggiatori consapevoli

12 Ago

Viaggiatori consapevoli

Penetriamo
lungo vie di sangue
degli antichi mercanti di schiavi
sballottati nel pulmino, imbavagliati
per non respirare polvere sottile fino a fare
vasi di coccio i polmoni

lungo la valle dei baobab
creature sacre e immense
strane presenze millenarie ci osservano in silenzio
alla loro ombra facciamo “porini porini”
mentre Mazengo per noi tira sassi ai frutti dei giganti
per farne cadere dono, noi
impacciati lo imitiamo,
passa una giovane donna pastore con la figlia
sorride, ce ne regala uno…. (che stupidi stupiti ringraziamo)

nel parco Mikumi all’alba
ci danno il benvenuto
sagome di Acacie contro il cielo, custodi
in divisa e fucile, un delirio festante di animali ed erba,
magiche linee fluttuanti all’orizzonte di giraffe e zebre,
Simba il re stanco, impala saltellanti, bufali bruni e lenti,
gnu, ippopotami e il grande “tembo” dalle orecchie d’Africa.
Gridiamo stop stop! (stupidi stupiti) fotografiamo ovunque.

Asilo Mtitu
i bambini porgono le mani per poggiarle sulla nostra testa e dicono
“shikamoo” (“abbracciamo i tuoi piedi”)
in atavico segno di rispetto,
non capiamo non rispondiamo a tono
qualcuno di noi (poi tutti!) contrappone le sua mani alle loro per giocare
ad “an ghin go…” (“ che stupidi stupiti” penseranno i bimbi”… ma stanno al gioco)

Scuola Mtitu
moltitudine di giovani nel cortile cantano
l’inno con una mano sopra il cuore
tutti in divisa eleganti con nemmeno una camicia od un maglione sani
(quanti vestiti firmati abbiamo negli armadi?)

Ilamba scuola di Uzungwa
aule buie di terra e legno
stipate di sorrisi, odore dolce di erba secca
sudore e fango, nell’aria l’impaccio si scioglie, suonano
i tamburi al “grazie” ballato tra banchi improbabili.

Asilo di Ukumbi
scarpe sane per piedi rotti a camminare nella vita,
non ci sono numeri per tutti in silenzio
scalzi con occhi grani ad aspettare,
fuori i più grandi non le avranno le false nike e puma made in china,
(nei nostri negozi la originali made in china costano una vergogna ladra)
fuori la stanza l’Africa attende di camminare ancora con i suoi passi scalzi e fermi

Kiesa Mtoto
Ancora scarpe ai bimbi della scuola
e coca cola per viaggiatori ospiti d’onore,
astante sana danzato con le scarpe nuove
a sollevare gioia e polvere (qualcuno le porta appese al collo per non consumarle ora o darle a casa dopo ad un fratello).
Visitiamo i nuovi gabinetti del nulla
(quanti di noi a casa hanno pensato alla Iacuzzi?).

Deviamo dal percorso e inaspettato arriva l’orfanotrofio dei neonati,
uccellini a nanna sotto retine e stoffe colorate
per una notte ancora intrisa
di urina e sogni.

Di nuovo sul pulmino,
dentro tutto ti entra
silenziosa e lenta polvere
a forza di scossoni avanza, fino all’anima,
portata da manine ruvide di bimbi scimmia, odori pungenti sguardi,
tutto rimane dentro come la bimba sola col vestito rosso
che nel cortile dell’orfanotrofio attende
un altro abbraccio.

Ci sballottiamo
lungo le vene nella carne magra dell’Iringa
fino a Malawi percorrendo bananeti
inusuali piantagioni di thè
(giungeranno nelle nostre comode case ad abbellire ceste e fumare nelle tazze)

Sul lago accovacciati nel cuore/canoa di immensi tronchi di mango
scivoliamo spinti da gesti antichi di pescatori verso
il villaggio delle ceramiche kisi
Sulla spiaggia gli indigeni escono dalla foresta chi sono
i fenomeni?
noi sbarcati con le macchinette fotografiche al collo o loro?
Ci accerchiano di nuovo manine a stringerci
ripetono Mzungu (uomo bianco – accerchiatore!)

Respirano i monti Liwingstone sul lago
tombe di poveri e ricchi sparse nel villaggio (anche qui è così)
le donne fanno vasi a dimostrare antica perizia, dignità, paura e fratellanza si mischiano nell’aria,
madri ci porgono bambini perplessi
spaventati, da tenere in braccio
uomini più in la lanciano sguardi tesi e austeri
(qui venivamo a catturare schiavi)

Odori acri di fumo, alberi in decomposizione,
umano e lago ci impregnano i vestiti, attraversiamo
capanne di paglia e canne
(dov’è il televisore e la play station lasciati a casa?)
risuona ancora tra le foglie poco distanti “mzungu”
accerchiatore accerchiato
e sempre una domanda sotto pelle.

Domenica
passeggiamo tra la gente riversa sulla spiaggia
verso il villaggio di Matema chi lava panni assieme a bimbi
chi chiacchiera seduto su canoe stanche, giovani donne
vestite a festa vanno a messa.
Panni distesi a terra ad asciugare, mucchietti qua e la
uno di essi è un bimbo/fagotto che dorme avvolto in un kitenghe.
Salutano tutti, sorridono, ci porgono neonati
echeggia alle spalle ancora nella foresta di lontano il grido dei bambini “mzungu” accerchiatore!

Fermenta nell’acre odore al sole
la manioca e il pesce affumicato
seduti nei buchi di una grande rete stesa sulla sabbia
uomini cuciono a riparare ed usano ciabatte rotte come galleggianti.
È festa anche qui
si sente nei sorrisi nei bagni al lago, nella gente.

Nel silenzio del bosco alla spiaggetta
un rivolo di acqua esce, risalgo il suo scorrere, mi sorprende una pozza
e una cascata tra le foglie,
dalle tasche tolgo i grandi spermi della leguminosa regalatami
da Lugano la guida di ieri ai Liwingstone, compio un rito e li restituisco al bosco
(restituiremo mai noi bianchi a questa gente la possibilità di mantenere la loro dignità senza i veleni d’occidente?)

Al Matema village
Uno svizzero lascia un rubinetto aperto nel giardino per lavarsi i piedi dalla sabbia
un Africano corre a chiuderlo
nella mia stanza ogni giorno piccolissime formiche
fanno un mucchietto di sabbia, fuori versi di pipistrelli a caccia di zanzare,
dentro tutto questo c’è un disegno che tutto vorrei cogliere
ma sfugge.

Torniamo a Pomerini
Giornata del villaggio: scuola, vivaio, dispensario
ancora folla di bambini nel cortile rosso
chi balla chi canta, corre
si aggrappano alle braccia, ti salgono addosso per giocare
ti assale odore in gola di ferro e urina, terra e sudore
in classe con la bacchetta in mano i bimbi urlano l’alfabeto alla lavagna
al vivaio sotto lo sguardo attento del tecnico con il maglione giallo canarino
porgo ciliegie secche da seminare, sotto lo sguardo curioso degli operai
che mai ne hanno viste, le assaggiano, sorridono, sputano
i semi nei vasetti, domandano: “quando ne mangeremo dalla pianta?”
pensando al massimo tra un anno.
Al dispensario il bimbo ferito al piede pazienta sereno e osserva le cure del dottore
alla fine suggerisce dove meglio vuole la fasciatura che durerà due ore (il tempo di tornare a piedi nudi a casa)

Ultimo giorno a Iringa
al pasto della scuola bimbi mangiano ugali tirando su col naso e con la bocca da cucchiaini per il latte in polvere e tazze di plastica dai mille colori
si scambiano cucchiaiate di cibo, scolature sui vestiti e a terra (accorrono le galline), sorrisi… che bello si mangia!
(penso al mio frigo pieno) che stupido stupito! sorrido, sorridono
che bello si mangia.
di Gianni Netto, msafiri (viaggiatore consapevole) 2010

Annunci
 
Lascia un commento

Pubblicato da su 12/08/2010 in Tulimiamo

 

Tag:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: