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Per non cominciare a dimenticare il CONGO…

18 Nov

Come si può dimenticare ora un evento che sta accadendo in questo istante? Si, è sempre la stessa storia… i media stanno ri-cominciando a dimenticare. I criteri della notiziabilità sono rigorosissimi e non guardano in faccia nessuno e nessun problema. I grandi problemi continuano a essere tanto silenziosi e immobili quanto sono grandi. Ma cos’è la notiziabilità? Non è forse dipendente da ciò che noi stessi cerchiamo in un giornale o in un tg? Possibile che abbia più spazio una notizia di gossip o una rubrica sulla cottura del pollo con le patate, piuttosto che la vita umana di migliaia di persone?

La tragedia che si sta consumando in Congo non la troviamo più nei quotidiani, eppure c’è… E’ vero: non vanno dimenticati eventi epocali, quelli del passato che fanno la storia. Ma non bisogna dimenticare quelli che accadono in questo istante, quelli che fanno parte della storia marginale, quella non scritta con cura ed attenzione.

Joseph Conrad, in un passo del famoso Cuore di tenebra, scrisse: “Questa immobilità non somigliava per niente alla pace. Era l’immobilità di una forza spietata che stava rimuginando un impenetrabile progetto. Ti guardava con aria ventidicativa”.

L’appello di Vita.it

Questo il testo integrale dell’appello con le prime adesioni:

All’attenzione di

José Manuel Barroso
Président de la Commission européenne
1049 Bruxelles, Belgique

Silvio Berlusconi
Presidente del Consiglio
Palazzo Chigi
Piazza Colonna 370
00187 Roma – Italy

Mario Mauro
Vicepresidente Parlamento Europeo
Via Traù, 2
20159 Milano

Lamberto Dini
Presidente
Commissione Affari esteri del Senato
Pza Madama, 2
00186 Roma

Stefano Stefani
Presidente
Commissione Affari Esteri della Camera
Pza Montecitorio
00186 Roma

La situazione sta drammaticamente precipitando nella Repubblica Democratica del Congo e la comunità internazionale sembra essere una volta di più impotente di fronte alle devastazioni perpetrate dagli opposti schieramenti. Testimonianze concordi raccolte sul campo segnalano la presenza di soldati regolari dell’Angola e dello Zimbabwe al fianco delle truppe governative nella regione orientale del Nord Kivu. Analoghe informazioni, provenienti dalla società civile, indicano la presenza di soldati ruandesi al fianco dei ribelli, che continuano inesorabilmente ad avanzare. Dunque non si tratta più di una “guerra civile” avendo ormai la crisi armata acquisito una dimensione panafricana; uno scenario che fa sembrare possibile una riedizione della seconda guerra congolese esplosa, dieci anni fa, il 2 agosto del 1998. Come hanno detto i vescovi cattolici congolesi è in atto un genocidio silenzioso, messo in atto con crudeltà inaudita. Secondo i presuli, la violenza fa parte di un piano di spartizione del Paese e delle sue straordinarie risorse minerarie.
Davanti a questa nuova guerra devastante non si può restare con le mani in mano, pensando che non ci riguardi.
Questa guerra ci riguarda, e ci riguarda molto da vicino, per tre buoni motivi.

1.In Congo ci sono decine di cooperatori, missionari e volontari italiani. Persone che hanno scelto un difficile e coraggioso percorso personale, nel segno della civiltà (cioè di quella civiltà di cui il mondo ricco spesso si fa vanto ma che così raramente mette in opera). Ci fossero delle forze armate di “pace”, ci sarebbe un’altra attenzione e ben altra “preoccupazione politica”. I cooperanti vanno ascoltati, aiutati nel loro lavoro, difesi e sostenuti perché sostenendo loro si sostengono prospettive di sviluppo equo per le popolazioni.

2.Da situazioni come quelle che sta vivendo il Congo si generano quei flussi migratori della disperazione che tanto vengono guardati con timore qui da noi. Non c’è bisogno di paternalismo ma semplicemente di un’intelligenza capace di guardare la realtà, per capire che nessuna frontiera può reggere l’urto di una disperazione senza soluzioni. Proprio quella che un intero popolo, quello del nord Kivu sta sperimentando in queste settimane.

3.Non possiamo negare che l’Africa sia quello che è stato il Medioriente nel secolo scorso. E’ il continente che custodisce enormi riserve di materie prime di cui il mondo ricco ha sempre più bisogno. Certamente, alla radice di questa guerra c’è proprio la questione del controllo di questo tesoro e le varie parti in gioco sembrano agire come longa manu di interessi lontani. Occidentali e orientali.

Per questo pensiamo sia scandaloso e inaccettabile restare in silenzio. Il disastro umanitario che si sta consumando in Congo ci riguarda. Il diritto ad esistere di quel popolo è una cosa che dipende anche dalla capacità di iniziativa politica e morale del nostro paese, della società civile e di chi sta al governo in Italia e in Europa. L’indifferenza non è ammessa. Perché è collusione.

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1 Commento

Pubblicato da su 18/11/2008 in Tulimiamo

 

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Una risposta a “Per non cominciare a dimenticare il CONGO…

  1. fabrizio z.

    04/12/2008 at 12:48

     

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