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La storia di Daliu: incarcerato in Zambia

Zhang Daliu, un carpentiere cinese di 46 anni non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi dietro le sbarre di una prigione zambiana, dove sovraffollamento e condizioni igieniche pessime la fanno da padrone. Questo però è quello che è accaduto al signor Daliu e altri tre artigiani di nazionalità cinese ai quali aspetta una pena che va dai 15 anni ai lavori forzati fino al possibile ergastolo perché incolpati di atti sessuali, dietro compenso economico, con minori. L’accusa viene dal procuratore di Luanshya, una cittadina nella provincia del Copperbelt, in Zambia.

L’accaduto ha provocato uno scandalo che ha visto la comunità locale accusare anche le ragazze di aver ceduto alla prostituzione in così tenera età.

Non è da trascurare però il problema della povertà e della disperazione che spinge le giovani donne a prostituirsi; da quando l’ex presidente Chiluba svendette, nel 1997 (periodo in cui vi fu una vasta privatizzazione delle miniere zambiane), la miniera di rame di Luanshya ad una
compagnia indiana la popolazione assistette ad un progressivo peggioramento delle condizioni socio economiche. Appena tre anni dopo 6000 minatori persero il lavoro e la situazione portò sul lastrico centinaia di famiglie di Luanshya.

Nel 2009 quando la compagnia cinese China Non-Ferrous Metals Mining Group acquisì la miniera la maggior parte della popolazione di Luanshya viveva in situazione di povertà e questa nuova cessione avrebbe potuto significare maggiori posti di lavoro, peccato però che il nuovo gruppo
portò con se lavoratori dalla Cina.

Poco meno di un decimo della popolazione cinese presente in Africa vive proprio nello Zambia; si stima siano presenti circa 80.000 cinesi su un totale di 925.000 che popolano l’intero continente africano.

Contrastanti sono le opinioni a riguardo dello scandalo. C’è chi come Mary Mumba, una casalinga zambiana di Luashya, dichiara di comprendere in parte le motivazioni che spingono le giovani donne a concedersi agli uomini cinesi, essendo quest’ultimi gli unici ad avere il portafoglio pieno.
C’è anche però chi non ci sta ad accettare questo modo di affrontare le difficoltà, Gift Mulenga, un minatore zambiano che incolpa genitori e mariti di queste giovani donne di non fare nulla per fermare questo scandalo.

L’accaduto apre una finestra sugli stupri che purtroppo, in questo Paese dell’Africa sub-sahariana, negli ultimi anni sono aumentati vertiginosamente e che, cosa ancora più triste, coinvolgono anche maestri, agricoltori, fautori della medicina tradizionale e poliziotti a testimonianza di una pesante instabilità sociale del Paese.

A tal proposito il NGOCC (Non Governmental Organizations Coordinating Council), il coordinamento delle ONG presenti sul territorio, ha previsto un incontro nazionale nel quale discutere le modalità per affrontare il problema.

(tradotto da Rosa)

 
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Pubblicato da su 08/02/2012 in Segnalazioni

 

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Zambiani! Si vota!

Lunghe code ai seggi confermano la  risposta democratica del popolo zambiano

 

Il 20 settembre 2011 hanno avuto luogo in Zambia le elezioni tripartitiche per la nomina del nuovo presidente, dei rappresentati del parlamento e dei governi locali.

Il numero degli aventi diritto al voto registrati nelle liste ufficiali e certificati della Electoral Commission of Zambia  (ECZ), è di 5.167.154, dei quali 2.590.821 donne e 2.573.333 maschi, su una popolazione di 12.935.000. Il diritto di voto in questa nazione si ottiene con la maggior età, 18 anni, ed è  necessario registrarsi in delle apposite liste, per ottenere la tessera elettorale. Al contrario di quanto accade in Italia dove la tessera può essere ritirata anche durante il giorno delle votazioni, in Zambia, per le elezioni 2011, il termine ultimo è stato il 31 marzo 2011.

L’apertura dei seggi è avvenuta alle 6.00 del mattino ma in quasi tutti si sono formate code già dalla notte poichè i seggi sono rimasti aperti solo fino alle 18.00 dello stesso giorno. Inoltre si sono verificati dei ritardi nell’apertura di alcune postazioni (due per il parlamento e quindici per i governi locali) dovuti ad errori nella stampa dei candidati sulle tessere elettorali, all’improvvisa morte di quattro candidati iscritti nelle liste dei partiti e a dei ritardi nella consegna del materiale elettorale. Proprio per questo è stato deciso di posporre la chiusura dei seggi interessati dai malfunzionamenti in modo che fosse garantita, a tutti gli elettori, la stessa possibilità, in termini di tempo, per esprimere il proprio voto.

Il tutto è avvenuto sotto l’occhio vigile di 9.000 tra osservatori nazionali ed internazionali, facenti capo ad organizzazioni ed enti più o meno grandi: dalla The African Union Election Observation Mission, all’Europian Union Observer,dalla Caristas alle associazioni su base ecclesiale. Il loro lavoro è partito mesi prima delle elezioni con campagne di sensibilizzazione al diritto di voto, all’anti corruzione fino ad arrivare alle giornate del voto dove, senza poter interferire in alcun modo, hanno supervisionato la preparazione dei seggi, lo svolgimento del voto, il corretto conteggio e trasferimento dei risultati.

Oltre a continuare gli appelli a mantenere un comportamento pacifico anche durante le elezioni, particolare rilievo merita l’invito ad accettare il risultato delle elezioni, qualsiasi esso sia in quanto frutto della decisione legittima del popolo zambiano.

“I membri di nessun partito politico hanno il potere di intervenire in nessuna parte del processo elettorale” (articolo di opinione, Times of Zambia 22/09/11).

Nonostante i continui appelli alla non violenza e ad un voto quanto mai pacifico non sono mancati disordini in alcune cittadine dovuti ai ritardi nell’annunciare i risultati ufficiali delle elezioni presidenziali; questo ha generato, in una parte dell’elettorato il timore di brogli elettorali. Nello specifico a Kitwe alcuni negozi sono stati saccheggiati, pietre sono state lanciate contro la polizia e i veicoli in transito ed un giovane è rimasto ferito; a Ndola le manifestazioni violente sono state più contenute anche se i manifestanti hanno bloccato molte strade bruciando copertoni delle macchine e altro materiale. Per ragioni di sicurezza la polizia ha presidiato entrambe le città per tutta la giornata in assetto antisommossa e tutti gli esercizi commerciali sono stati chiusi per l’intera giornata. Va sottolineato che la gestione dell’ordine pubblico e la conseguente risposta dei cittadini è stata d’esempio per un Paese africano confinante con nazioni socio politicamente “calde” come la Repubblica Democratica del Congo, il Malawi (da poco interessato da alcuni disordini), lo Zimbabwe, l’Angola (uscita recentemente dalla guerra civile ma ancora in una situazione di instabilità). I disordini non hanno portato ad un escalation di violenza ma sono rimasti circoscritti ad alcune zone e soprattutto limitati ai giorni del 20 e 21 settembre.

Accuse reciproche tra i due partiti che maggiormente si contendevano la vittoria sono state riportate dai principali quotidiani nazionali. La polizia nel distretto di Lukulu ha confiscato materiale elettorale del partito MMD (del presidente uscente) poiché veniva distribuito dopo la chiusura del periodo di campagna elettorale autorizzata. Inoltre lo stesso giorno delle elezioni circa cento persone hanno ritirato la tessera elettorale nell’ufficio di Lusaka. Si tratta di una grave irregolarità in quanto, come specificato sopra, la scadenza era la fine di marzo. L’MMD invece ribatte accusando il PF e il quotidiano “The Post”, che ha sostenuto la candidatura di Sata per tutto il periodo elettorale, di aver continuato la campagna elettorale anche nelle quarantotto ore precedenti le votazioni. E’ esemplificativo di quanto detto il titolo in prima pagina nell’edizione di lunedì 19 Settembre dello stesso “The Post” che riportava un invito esplicito di Sata: “wake up early and vote, time is up for Rupiah” (svegliati presto e vota, il tempo per Rupiah è scaduto).

Caratteristiche sono le previsioni sulla vittoria delle elezioni riportate il giorno seguente, mercoledì 21 settembre, dai due principali giornali nazionali. Il “Times of Zambia” citando il “Wall Street Journal” prevede una riconferma di Banda come presidente a causa del fallimento dell’alleanza tra PF e UPND (i due partiti hanno presentato due differenti candidature). Al contrario il “The Post” preannuncia la vittoria di Sata poiché dai sondaggi elettorali è emerso un forte sostegno al suo partito soprattutto nelle zone del Copperbelt e di Lusaka (capitale) che sono le più densamente popolate.

 

FONTI ARTICOLO:

  • “Times of Zambia”, 20 settembre 2011
  • “Zambia Daily Mail”, 20 settembre 2011
  • “”The Post”, 21 settembre 2011
  • “Times of Zambia”, 21 settembre 2011
  • “Times of Zambia”, 22 settembre 2011
 
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Pubblicato da su 20/09/2011 in Dalla Terra Rossa

 

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Per un voto pacifico in Zambia

“Campaign peacefully and vote wisely”: come lo Zambia si prepara alle sue quinte elezioni politiche

Appello della E.C.Z. (Commissione Elettorale Zambiana) per una campagna pacifica ed un voto consapevole.

La campagna elettorale per le quinte elezioni tripartitiche (dal 1991, anno in cui è stato reintrodotto il sistema multipartitico) è cominciata all’inizio di agosto: si vota per eleggere il presidente della repubblica, il parlamento ed i governi locali. I candidati alla Presidenza sono 10, tra cui c’è una sola donna, ma lo scontro è principalmente tra l’attuale Presidente Rupiah Banda (sostenuto dal partito MMD, Movimento per la democrazia multipartitica) e Michael Sata (sconfitto nelle elezioni del 2008 e sostenuto dal partito PF, Fronte patriottico). Entrambi hanno fatto campagna in tutta la nazione aiutandosi con motti, canzoni, slogan, “doni” agli elettori (bracciali, spille, chitenge, magliette), gesti e in parte anche esplicitando i programmi.

Per R. Banda le parole chiave sono “Nafuti nafuti” (ossia “Ancora,ancora” in ichibemba2), infatti è dal 1991 che l’MMD è il partito di maggioranza. Continuamente in questo periodo è stato denunciato dagli altri candidati (in particolare Sata) e da alcuni mezzi di informazione (in particolare il quotidiano “The Post”, come si può leggere per esempio nell’editoriale on line del 10 settembre) che la campagna elettorale del Presidente in carica è stata eccessivamente costosa e si sono utilizzati fondi e risorse non economiche appartenenti al governo destinati ad utilizzi pubblici. Il Presidente in carica respinge le accuse di corruzione dicendo che non ci sono prove che dimostrino che ci sia stata una sottrazione illecita di soldi da banche, da fondi statali, da altri enti o associazioni e da privati cittadini. L’appello agli elettori è quello di valutare invece le evidenze di ciò che il governo ha fatto per gli zambiani in questi 3 anni e che solo insieme, zambiani e governo, saranno in grado di fare molto di più in futuro. Banda precisa che i soldi pubblici sono stati spesi per garantire che le elezioni avvenissero legalmente e che le tessere elettorali e tutti i documenti necessari venissero stampati e distribuiti in tutto il Paese.

Il programma elettorale di Banda ruota intorno a 7 punti che dovrebbero garantire prosperità, stabilità e sicurezza per lo Zambia del futuro:

* aumentare la produzione agricola e garantire la sicurezza alimentare per tutti gli zambiani

* costruire scuole migliori per i bambini

* creare servizi sanitari migliori per tutta la popolazione

* garantire più occupazione per tutti

* costruire infrastrutture di qualità in tutto il Paese

* garantire pari opportunità a tutti per quanto riguarda l’accesso ai mezzi di produzione (terreni, corsi di formazione,…)

* sostenere e rafforzare un governo democratico

L’avversario Michael Sata ha un passato politico nelle file dello stesso MMD, partito che ha poi abbandonato nel 2001 quando Mr Mwanawasa è stato scelto come candidato alla presidenza del partito (carica che è generalmente considerata essere anticipatrice della successiva candidatura alla Presidenza della Repubblica). Il motto su cui ha fondato tutta la campagna elettorale è “Don’t kubeba” (letteralmente “non dirlo a loro”), un invito agli elettori ad accettare tutto ciò che viene distribuito da Banda e dal suo partito durante i meeting ma di scegliere poi il PF al momento del voto. La campagna inoltre si è concentrata essenzialmente sullo screditare e sull’accusare l’attuale governo e presidente: non sono stati in grado di fronteggiare le difficoltà nazionali, si sono rivelati incapaci di combattere la corruzione ma soprattutto hanno sostenuto e sfruttato questa modalità illegale. Sata ha pubblicamente espresso più volte che venissero chiariti e resi trasparenti i seguenti punti critici: dove sono stati presi i finanziamenti per la costosa campagna elettorale dell’MMD? Quali interessi economici e quali favori ruotano intorno al binomio MMD- cinesi per la proprietà e lo sfruttamento delle miniere in Zambia? La promessa di Sata è di riportare queste ultime in mano agli zambiani garantendo che diventino davvero una ricchezza per il Paese. Questo candidato per i sostenitori rappresenta il cambiamento, la svolta, la garanzia di un cammino verso la democrazia, intesa come un alternarsi di parti politiche alla guida della nazione.

Oltre a fare un’analisi politica sull’attuale situazione zambiana vorremmo condividere alcune caratteristiche di questa campagna elettorale.

Prima ancora che comparissero le sponsorizzazioni dei vari partiti, coi rispettivi candidati, sulle strade della nazione sono stati affissi grandi manifesti (realizzati dalla Electoral Commission of Zambia, l’ente zambiano che si occupa di organizzare e monitorare l’andamento generale delle elezioni) atti a sensibilizzare l’elettorato ad una “campagna pacifica e un voto consapevole”.

Your vote is your voice” è il messaggio lanciato dalla E.C.Z. e da diverse organizzazioni e chiese locali: la sensibilizzazione è avvenuta soprattutto nei compound (baraccopoli) del Paese proprio per sottolineare l’importanza, il diritto e il dovere di ogni zambiano di prendere parte a queste elezioni scegliendo il candidato da cui si sentono maggiormente rappresentati.

Volantini autenticati dalla E.C.Z., attaccati soprattutto sui tronchi degli alberi, sottolineano l’importanza di rifiutare qualsiasi forma di corruzione; questa può essere considerata una testimonianza del fatto che, pur definendosi un Paese democratico, la morsa della corruzione è sempre pronta a scattare, specialmente quando in gioco c’è la possibilità di governare la nazione.

Accanto a tutta la campagna di sensibilizzazione per delle elezioni pacifiche e responsabili non è però mancato il “pugno di ferro” dell’attuale presidente in carica, R. Banda, il quale ha promesso che non ci sarà grazia e clemenza nei confronti di chi intenda creare disordini prima, durante e dopo le votazioni.

Un appello infine arriva anche dal primo presidente zambiano, entrato in carica dopo la fine del colonialismo britannico, Kenneth Kaunda, che invita la popolazione a “dimostrare al mondo intero che lo Zambia è una nazione pacifica”.

di Rosa Spalatro, Sara Rovati e Tatiana Abbonizio – “caschi bianchi” in Servizio Civile Internazionale.

FONTI

* editoriale “The Post” on line 10/09/11

* “The Post” 12/09/11

* “Times of Zambia” 17/09/11

* “Sunday Post” 18/09/11

* “Times of Zambia” 19/09/11

* “Zambia Daily Mail” 20/09/11

 
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Pubblicato da su 18/09/2011 in Dalla Terra Rossa

 

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